Alle origini del metal estremo: DESTRUCTION – Infernal Overkill

Ogni tanto in redazione facciamo dei programmi e ci dividiamo i compiti, per davvero; succede in queste occasioni che smettiamo di svegliarci al mattino, o al pomeriggio, per mandare sul blog quel cazzo che ci pare e, repentinamente, ci diamo una linea editoriale, un indirizzo e anche alcune scadenze, scoprendoci così professionisti nel precario segmento del giornalismo musicale che, a nostro modo, rappresentiamo. Questo accade soprattutto quando ci troviamo in corrispondenza di anniversari che riteniamo importanti, ovvero dischi che hanno segnato l’esperienza e l’esistenza di molti ascoltatori, come noi e come voi. Ebbene, ci rendiamo sempre più conto che fra queste uscite memorabili, un tempo bagaglio culturale e storia condivisa per la maggioranza dei metallari, ce ne sono molte che si stanno perdendo nelle nebbie del tempo e che rischiano di essere dimenticate dai più, diventando patrimonio circoscritto di pochissimi cultori specializzati.

Uno dei motivi di questo fenomeno è che, a volte, un’opera che ha contribuito alla creazione di un certa storia musicale, può risultare stilisticamente superata per gli ascoltatori delle generazioni successive, che sono già abituati a quanto hanno a disposizione e non sentono la necessità di scoprire le pietre miliari del passato. Il rischio, tuttavia, è perdere punti di riferimento importanti e, soprattutto, dell’ottima musica. Ed è proprio quello che sembra succedere a Infernal Overkill dei Destruction, che uscì il 24 maggio 1985. Era stato preceduto dall’assai tenebroso Sentence of Death, il loro EP di esordio, uscito sei mesi prima, dove si sentiva un thrash primordiale, scombiccherato nella produzione, ma che aveva già chiarito cosa stesse succedendo nella Germania degli anni Ottanta e chi fosse il trio suonante, ben rappresentato con capelli ricci spernigati, facce sbiancate, occhi pitturati e cinturoni di proiettili. Quella formazione dei Destruction, che sarà poi quella storica, era composta dal bassista/cantante Marcel “Schmier” Schirmer, dal chitarrista Mike Sifringer e dal batterista Thomas “Tommy” Sandmann, tutti provenienti da Weil am Rhein, nel sud della Germania Ovest. 

Dopo Sentence of Death arrivò per l’appunto Infernal Overkill, il disco con cui i Destruction si fecero conoscere al mondo: un heavy metal veloce e ruvido, prodotto decisamente meglio del primo EP, ma comunque poco accomodante al primo ascolto, per quanto molto vitale e ancora pieno di NWOBHM, com’era ovvio attendersi da un’uscita di quel periodo. L’immagine del gruppo rimase quella dell’esordio, ovvero un’improbabile ibridazione fra Celtic Frost, Venom, Judas Priest e Motörhead. Ma, al di là del sorriso che questa visione oggi può suscitare, il punto è proprio questo, ovvero che quello che si intuiva nelle immagini era proprio quello che si poteva ascoltare nei solchi del disco: c’era già tutto in quei tre ragazzi che iniziarono a suonare metal a 16 anni e che a 20 erano già uno dei punti di riferimento del metal estremo.

Infernal Overkill è uno dei primi esempi di purissimo thrash alla tedesca, che si affiancò al lavoro di Sodom, Kreator e Tankard, quando ancora non esisteva o non si sapeva come usare il termine “thrash metal”, però vi ricordo che i Destruction arrivarono prima, per lo meno nella cronologia delle pubblicazioni tedesche. Dobbiamo sottolineare che negli Stati Uniti stava succedendo la stessa cosa in quegli anni, ovvero si stava svolgendo una contemporanea estremizzazione del metal classico, ma la declinazione americana di questo fenomeno sarebbe arrivata ad esiti molto diversi: i Metallica e la Bay Area, con la grande eccezione degli Slayer a rappresentare la punta più nera del thrash d’oltreoceano. Non è tutto qui, anzi, la cosa interessante è che i Destruction, con il loro speed – thrash ben suonato, ma comunque crudo e maligno, furono importantissimi anche per lo sviluppo del futuro black metal alla norvegese, come viene affermato dai musicisti e dai saggisti, per esempio da Dayal Patterson nel suo Black Metal: Evolution of the Cult, recentemente ristampato da Cult Never Dies, dove vengono ricordati insieme ai loro compatrioti per il peculiare contributo che diedero alla genesi del black metal moderno. Anche il famoso Decibel Magazine ha inserito Infernal Overkill nella sua Hall of Fame, celebrandolo per l’influenza che l’album ha esercitato su generazioni di gruppi thrash e black metal: 

L’insieme di riff thrash, voci cupe e testi oscuri avrebbe influenzato generazioni future di gruppi thrash e black metal. In questo album il thrash fu letteralmente inventato, rifinito e reso letale.  – Decibel Magazine, luglio 2014 [#117]

E qui lo confermiamo: Infernal Overkill è uno di quei rarissimi casi di dischi che nacquero in una scena informe e anche isolata, ma che da questo contesto trassero la loro personalità e il loro fascino senza compromessi. Insieme agli altri estremisti tedeschi già citati sopra, i Destruction definirono un’estetica e un genere, ma ancora di più: scrissero un manifesto sonoro talmente potente da influenzare un’intera generazione di gruppi in tutto il mondo, i quali nei pochi anni successivi si espressero in altri stili ancora più estremi e variegati. Belle parole da scrivere, eppure non è semplice, oggi, ascoltare dischi come questo, perché la sensibilità degli ascoltatori, anche di quelli più navigati, è cambiata e si è adattata alle sonorità e alle possibilità produttive moderne. Eppure, è proprio in quei riff, in quella voce ruvida e in quei suoni senza troppi filtri che si nascondono le radici del metal così come lo conosciamo dopo quarant’anni: è lì che vennero gettati i semi delle forme estreme, dal thrash, al death, al black, fino ad arrivare alle contaminazioni più recenti. Il nostro genere ha una storia ormai lunga e parecchio contorta, quindi se interessa capirlo davvero, occorre fare qualche salto nel tempo, fra cui non può mancare quel 24 maggio 1985, quando i Destruction arrivarono con la forza rigenerativa di Infernal Overkill e accorgerci che senza quel colpo di grazia, furioso e incontenibile, il metal di oggi sarebbe diverso. (Stefano Mazza)

6 commenti

  • Avatar di Old Roger

    Questo , eternal devastation , Release from agony e Sipario. Inutili come la citrosodina per il dopo sbronza.

    "Mi piace"

  • Avatar di Epicmetal

    Uno dei pochi gruppi di cui non sono mai riuscito ad amare il periodo ’80s, tranne Release From Agony e Cracked Brain. Mille volte meglio i primi di Sodom e Kreator, mentre quando ascolto i Destruction fino a Mad Butcher compreso mi arriva solo un caos indefinito, senza struttura e prodotto di merda di non riesco a ricordarmi nemmeno un pezzo. Tra l’altro lo stesso effetto mi fanno tutti i loro dischi degli ultimi 20 anni, pur prodotti meglio, ma mi pare di ascoltare ogni volta per 50 minuti la stessa canzone e mi annoiano a morte. Amo All Hell Breaks Loose e il capolavoro The Antichrist, dopodichè sono diventati il nulla. Nella loro generica mediocrità non capirò mai come hanno fatto a tirar fuori una bomba nucleare come The Antichrist, uno dei miei 10 dischi thrash preferiti in assoluto.

    "Mi piace"

  • Avatar di weareblind

    Gruppo di rara noia.

    "Mi piace"

  • Avatar di griffar

    Su questo disco avevo scritto due righe anch’io perché l’ho vissuto in prima persona. Quando Ciccio ha ricordato che compiva 40 anni io ho tirato fuori il vinile e… e odora di vecchio. Di (tanto) tempo passato. Ma quanto scritto da me era pratica fotocopia di quanto ho scritto per The Return, meglio defilarsi. Ma leggo commenti non lusinghieri e mi preme dirvi una cosa: non l’avete capito. Ma forse non l’avete capito perché nel 1985 o non c’eravate o non vi interessava l’heavy metal. Infernal Overkill era il disco che ti ci portava a calci nel mondo heavy metal. Era il disco che si metteva su quando, tolti i Doors, gli AC/DC, gli Iron Maiden e i Metallica serviva a spaccare tutto, a sentirsi “più metallari”. Non so se lo capite, ma almeno provateci.

    Piace a 2 people

  • Avatar di Filippo

    I destruction di quel periodo con la loro musica e la loro immagine rappresentano la vera essenza del metal, qualcosa che accomuna tutti i metallari di qualsiasi generazione ovvero la voglia di fare i cattivoni e spaccare tutto. Per questo mi dispiace che non vengano compresi e che se ne parli male. Io sono nato un anno dopo l’uscita di questo album, fu uno dei primi dischi che ascoltai da metallaro ragazzino ma ne apprezzati veramente il valore quando qualche anno più tardi mi appassionai ai big black metal norvegesi.

    Complimenti per la recensione, sono d’accordo praticamente con ogni parola.

    Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a Old Roger Cancella risposta