Never Quite Dead, l’ultimo rito dei PAGAN ALTAR
Tra gli sport nazionali annoveriamo il commento sul calcio, sui vaccini, sulle elezioni dei papi. E pure su quelle formazioni che decidono di andare avanti col nome storico dopo che questo o quel fondamentale membro storico non è più di questo mondo. Ora, mi raccomando, questa volta non rompiamo le palle, però, perché come un figlio decide di elaborare la perdita del padre saranno pur sempre affari suoi. Terry Jones non c’è più e suo figlio Alan ancora ha avuto voglia di portare avanti questa piccola, sfortunata e meravigliosa storia degli inglesi Pagan Altar. Consegnando il microfono nelle mani dell’americano Brandon Radigan, già di nostra conoscenza. Anzi, direi che a me stanno ancora fischiando le orecchie per le sue urla nei Savage Oath, ma non mi sorprende mica trovarlo così perfettamente calato nella parte di cantore in questo doom tinto di folk. Poi, se proprio non resistete alla tentazione di rompere le palle perché pretendete autenticità ad ogni costo (anche al costo di farvi prendere in giro, a volte), sappiate che Alan Jones ha chiarito che queste tracce erano in lavorazione prima della scomparsa del padre e che buona parte delle liriche sono davvero state scritte dal genitore. Pensate che Saints & Sinners, che apre le danze con insolita gagliardia, in realtà era l’ultimo pezzo su cui stavano lavorando prima di sciogliersi, nell’84, e che stavano riprendendo poi, finalmente, proprio quando la malattia di Terry Jones non ha più consentito di lavorare insieme ai due. Quindi la concludono oggi, o meglio con qualche anno di lavoro in più. E venite ora a dirmi che non avrebbero dovuto.
Della gagliardia di Saints & Sinners abbiamo detto e forse non ce n’era manco troppo il bisogno, magari l’avevate già intercettata. Tranquilli che il resto sono le solite, meste e fiabesche leggiadrie cui siete abituati. Da Liston Church alle due Madame M’Rachel. La mestizia addirittura tracima nell’incedere ondivago e onirico di Well of Despair, primo vero soffio al cuore, intenso. Sepolcrale. Sicuro l’apice, se ce ne è uno, a questo giro qua. In conclusione, Kismet riassume un po’ tutte le possibilità espressive a disposizione, quella narrazione che i due Jones hanno cesellato con pazienza e poca speranza nei decenni. Ora, Alan Jones pare abbia chiarito che non ci sarà un seguito, per lo meno come Pagan Altar. Ben vengano le date dal vivo, ma nuova musica con questo nome potrebbe non vedere più la luce. C’è da dire che già The Room of Shadows era sembrato un epitaffio degno e memorabile, non solo per le ultime tracce del vecchio Terry. Che dire, Never Quite Dead sicuro però chiude ugualmente bene questo piccolo capitolo, forse minore (ma forse manco tanto) della musica che piace a noi. (Lorenzo Centini)

