Pazzi, geniali, folletti: GREY AURA – Zwart Vierkant: Slotstuk

Zwart Vierkant: Slotstuk dei Grey Aura, band olandese fondata dodici anni fa, quando i due membri fondatori, Tjebbe Broek e Ruben Wijlacker, avevano circa sedici anni, è arrivato come un fulmine a ciel sereno a quattro anni dal precedente lavoro, che li aveva portati all’attenzione della stampa specializzata e aveva raccolto pareri molto favorevoli tra i pochi che si sono accostati alla loro proposta. E qui inizia la difficoltà, perché descrivere la musica dei Grey Aura è impresa a dir poco ardua.

Si potrebbe, in modo molto paraculo, limitarsi a parlare di avantgarde, come l’etichetta del grande Roberto Mammarella che li pubblica, ma per cercare di capirci qualcosa l’unica è mettere su il disco: se la base è un black metal molto furioso, e al tempo stesso mai lineare, su di essa si innestano le più disparate influenze che vanno da momenti à-la Celtic Frost al jazz passando per il progressive intervallato da momenti acustici; altri passaggi ricordano i lavori sperimentali di Mike Patton, altri ancora mi hanno portato alla mente i grandissimi Pan.Thy.Monium e i primi Fleurety. Insomma, se fossimo negli anni 2000 e fossero ancora in voga i forum metal, si sarebbe utilizzata l’etichetta pazzi, geniali, folletti. Ancor di più se si considera il concept che sta dietro ai due capitoli del “quadrato nero” (questa la traduzione di questo dittico di album), del tutto incentrato sul suprematismo, corrente artistica d’avanguardia che trova tra i suoi numi tutelari il pittore di Kiev Kazimir Severinovič Malevič, visto nell’ottica di un pittore immaginario, protagonista di un romanzo scritto da Ruben Wijlacker, cantante e chitarrista della band. Ma se, come nei primi 2000, molte band inserite in questo calderone erano fuffa pretenziosa che di sostanza aveva ben poco, i giovani Grey Aura hanno decisamente molto da dire.

Come potrete immaginare da quanto fino ad ora osservato, non si tratta di una proposta facile e lo si comprende immediatamente. Se l’iniziale Daken als kiezen parte a razzo, con la voce ieratica e gutturale di Wijlacker (a dir poco peculiare), e sembra essere abbastanza inquadrabile in un black a “tinte progressive”, subito dopo diventa difficile cercare di affibbiare ala band una qualunque etichetta; in tal senso, la lunga Een uithangbord van wanhoop, che con i suoi sette minuti è il brano dalla durata maggiore dell’album, mette le cose in chiaro, in un vortice di generi, suoni e “colori”.

Perché, forse anche suggestionati dal concept, dal bellissimo artwork “concettuale” e dai rimandi letterari presenti nei testi (in olandese, grazie ChatGPT per la traduzione) e menzionati nelle interviste, i brani presenti in questo Zwart Vierkant: Slotstuk hanno una carica visiva davvero notevole, e canzoni come la splendida De stem, nu als zeeboezem o la finale Slotstuk sembrano davvero la colonna sonora delle astrazioni assolute e concettuali degli artisti su cui si incentra il concept.

Una proposta ostica, senza concessioni all’orecchiabilità, estremamente dissonante ma al tempo stesso incredibilmente coerente, libera e rigorosa in tale libertà. Un paradosso per dire che i Grey Aura non vogliono stupire l’ascoltatore inserendo mille influenze diverse e ad effetto: al contrario, vogliono realizzare un vero e proprio caos fatto musica dove, però, al tempo stesso ogni cosa è “parte del tutto” in maniera quasi ingegneristica. Un caos perfettamente ragionato e pensato, dove non c’è nulla di “fuori posto”, nulla di superfluo. E, se questa progettualità porta inevitabilmente una certa freddezza nel risultato complessivo, ciò non rappresenta un limite rilevante alla riuscita di un disco a dir poco ottimo, che, in ogni caso, sia nei momenti più ispirati che in quelli eccessivamente cervellotici, ha il pregio di non avere metri di paragone nel panorama estremo contemporaneo. (L’Azzeccagarbugli)

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