Esperienza e visione di gioco: BENEDICTION – Ravage of Empires
Non c’è niente da fare: i Benediction sono come quel giocatore di grande esperienza e qualità che, all’apice della carriera, magari giocava dietro le punte o addirittura come seconda punta mobile che sfrutta la propria tecnica e agilità a supporto della boa al centro dell’area. Dopodiché, a fine carriera, diventato pienamente maturo ma senza quell’esuberanza fisica di un tempo, viene spostato dallo scaltro stratega in una zona del campo più arretrata, dove può sfruttare la sua abilità di passaggio o anche l’esperienza nel saper leggere ed anticipare il gioco, migliorando la fase di contenimento della manovra avversaria.
I Benediction questo sono, e non importa se nella recensione del precedente Scriptures vi avevo detto che i suoni moderni, chiaramente presenti anche su questo Ravage of Empires, li snaturavano un poco. La sostanza è semplicemente quella di un gruppo che fa ancora scuola a tutti. Non c’è un pezzo qua che non sia genuinamente bello da sentire. L’essenza del vecchio death metal di marca inglese.
Che sia Ravage of Empires o Scriptures non fa nessuna differenza, quindi. Quello che vi troverete è sempre uno standard piuttosto elevato per quanto riguarda la qualità dei pezzi, dei riff, dei rutti dell’immarcescibile Dave Ingram, una specie di Barney Greenway se Barney Greenway avesse mantenuto il vocione da orco invece di finire spompato e a menarcela con le cazzate da centro sociale anche oggi che c’ha l’età che c’ha.
Ai Benediction frega solo di scodellare il giro di chitarra giusto, quello assassino, col tupatupa sotto che ti fa sempre sentire a casa. E non nel senso di esperti mestieranti, attenzione, ma di musicisti ancora convinti al 100% di dover produrre musica di qualità, qualcosa che suoni fresco e non come un clichè, nonostante questo genere esista ormai da quasi quarant’anni. Anche se i suoni sono modernizzati, ed è vero che a volte la forma “vintage” fa apparire il risultato migliore di quello che è, qua la sostanza è talmente sostanziale che quasi ci si passa sopra, alla forma. E poi c’è da capirli, se i Benediction vogliono arrivare anche a quei fan che magari questo genere stanno cominciando oggi ad apprezzarlo appieno. Ben vengano quindi i dischi come Ravage of Empires. Nessun pezzo spicca in particolare, sentitevelo dall’inizio alla fine. Non ve ne pentirete affatto. (Piero Tola)

Tutto bene, ma un po’ di impegno per la copertina non guastava…
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sempre una garanzia…
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