R.I.P. John Sykes [1959 – 2025]
“Prenditi lui! È un bel ragazzo e suona bene.” Queste parole potrebbero essere l’epitaffio perfetto per John Sykes, che ci lascia a sessantacinque anni dopo uno stramaledettisimo cancro con cui lottava già da un po’.
A pronunciarle fu Micky Moody, che a metà degli anni ottanta era già ampiamente in rotta con David Coverdale. Dopo una data tedesca con i Thin Lizzy, Coverdale accusa Moody, alla presenza dello stesso Sykes, di non essersi comportato in maniera professionale, avendo dato le spalle al pubblico in più di una occasione. Il momento è perfetto, il pretesto un po’ idiota ma va bene lo stesso, visto che il missaggio europeo di Slide It In non ha attecchito negli States e il mercato discografico d’oltreoceano cerca qualcosa di più “forte” e soddisfacente dal punto di vista sonico.
E fu allora che David Coverdale, vecchio volpone ossessionato dal successo commerciale e dal potere discografico, decise di cogliere la palla al balzo e remixare il disco, sostituendo Colin Hodgkinson con Neil Murray e aggiungendo al mix la chitarra di John Sykes.
Il risultato coglie due piccioni con una fava. David Coverdale, già in versione da copertina di rivista patinata e modelle di Playboy al braccio, prende il biondo, bello e bravo chitarrista che contribuisce a creare l’immagine giusta per il mercato americano e cala l’asso da una plurimilionata di vendite. Il solco è tracciato per il dominio del mondo, o quantomeno delle frequenze di MTV. L’album del 1987 fu ed è ancora una pietra miliare del rock di quegli anni, prova funambolica e di grande qualità.
John Sykes però è stato molto di più. Sarebbe sbagliato e irrispettoso ridurlo a quell’exploit che scaltramente associava alla perizia tecnica una certa “immagine”. Come tutti i musicisti di grande carattere fu responsabile del rinnovamento del suono di gruppi importanti come i Thin Lizzy, che alzarono l’asticella della “pesantezza” al suo arrivo, uscendosene con un capolavoro come Thunder and Lightning. D’altronde, il biondo chitarrista arrivava dall’esperienza dei Tygers of Pan Tang, ai quali diede un gusto melodico importante, senza snaturarne l’intensità degli esordi. Era l’ingrediente ideale che si amalgamava alla perfezione e così fu anche per la banda di Phil Lynott e gli Whitesnake.
Purtroppo però Coverdale è imprevedibile, e la collaborazione finì, lasciando finalmente John libero di realizzare il suo progetto solista, con i Blue Murder, che realizzarono un grande debutto e furono poi sepolti nel decennio successivo dalla roba che sappiamo. Continuò comunque con la carriera solista, da grande musicista quale fu, e con grande professionalità. Oggi se ne va ma ci lascia alcune grandi pagine di rock e uno stile riconoscibilissimo, tipico dell’artista di grande personalità. Che la terra gli sia lieve. (Piero Tola)


E pure Ragne qualche giorno fa, dopo il ritorno trionfale con l’album capolavoro dell’anno scorso e specialmente con un disco nuovo in lavorazione… che cazzo
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