TYPHONIAN – The Gate of the Veiled Beyond, per i nostalgici della Svezia che fu

La line-up di questi giovani crucchi devoti al death metal è un qualcosa che non so spiegarmi. C’è Thanatos, impersonificazione della morte, ma anche nomignoli da elettrodomestico qualunque come Styrum e Typhon. Nel 2018 era uscito un altro album, Beneath the Streams of Life, che francamente m’ero perso. Si chiamano Typhonian e complessivamente superano di poco i trent’anni di età a testa. Il più anziano fra loro si fa chiamare Prometheus e all’anagrafe suona più fasullo che su disco: Robin Troll.

Eppure, ragazzi, The Gate of the Veiled Beyond è impossibile non goderselo. Mi è difficile descrivere la proposta dei Typhonian: in teoria è death metal melodico, in pratica le sue radici affondano del tutto nel marciume scandinavo dei primi anni Novanta e pure nelle raffinatezze compositive di tale Dan Swanö. Il tutto con un equilibrio che rasenta la perfezione, poiché nessuna componente è atta a sopraffare le altre, e poiché non si ha mai la sensazione d’ascoltare un rimpastone privo di una forma concreta.

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Le atmosfere funeree che aprono Crimson Rivers un attimo prima dell’esplosione di velocità e violenza mi hanno riportato dritto a quegli anni. C’è un’altra cosa che mi ha colpito subito: il suono, e più in generale quella batteria bombardona, viva, anzi vivissima, col rullante in primissimo piano, alla maniera dei primi Dismember. Il suono di The Gate of the Veiled Beyond è vita pura, alla stessa maniera in cui lo era il death metal svedese che lo scorrere inesorabile del tempo non è riuscito, e mai riuscirà, a scardinare dalle nostre riconoscenti memorie.

Dedicato a tutti coloro che nei primi del Duemila ambivano a un metal di stampo classico che allo stesso tempo mescolasse più filoni, più sensazioni contrastanti, al fine disperato di ottenere per un’altra volta, forse l’ultima, la ricetta inedita che facesse impazzire i metallari. Ferale, ritmato come in The Gatekeeper, curato eppur primordiale, all’improvviso velocissimo purché con un blast beat ogni morte di Papa: The Gate of the Veiled Beyond è tutte queste cose insieme, e ha ogni carta in regola perché neanche uno fra questi elementi vi deluda. Durissima da superare, almeno sulla carta, la prova di Cath’un, per diciannove minuti complessivi di musica: la melodia portante a cinque minuti di durata vi farà fare un salto sulla sedia e vi indurrà a forzare i più assurdi paragoni, dagli Agalloch a chissà cosa altro. Ora, però, almeno il titolo del prossimo album fatelo corto. (Marco Belardi)

3 commenti

  • Avatar di Fanta

    Ascoltato stamattina mentre correvo, bel disco, mi è piaciuto e ci tornerò su.

    Una paio di segnalazioni ulteriori:

    Questo venerdì esce The Periapt of Absence, degli americani Mother of Graves. Americani con passaporto svedese, diciamo. Edge of Sanity direi, e spunti October Tide. Li conoscevo già e i due singoli fuori da un po’ prometto bene. Buttate tranquillamente un orecchio.

    Già fuori da un po’ invece Demon Head – Through Holes Shine the Stars. Tra The Night Eternal, In Solitude, Mercyful Fate. Disco da ascoltare con attenzione.

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  • Avatar di griffar

    Esce per Trascending Obscurity, una garanzia.

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  • Avatar di Fredrik DZ0

    una goduria per le orecchie

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