I RHAPSODY sono come la porchetta

La figata dei Rhapsody, almeno per come li ricordo io, e considerate che mi sono fermato più o meno a Power Of The Dragonflame di venti e passa anni fa, era il loro essere, contemporaneamente, molto sofisticati dal punto di vista degli arrangiamenti, a volte pure eccessivamente barocchi se vogliamo, ed estremamente diretti dal punto di vista della struttura dei pezzi. Se volessimo rappresentare la cosa in termini culinari dovreste provare ad immaginare una succulenta porchetta in crosta di pasta nobile fatta con preziosa e finissima farina di grano, che cresce esclusivamente sul Terminillo a duemila metri, raccolto, sceso a dorso di mulo e lavorato a mano da abili braccianti e contadini locali, impreziosita da lamine d’oro edibile e infiocchettata da centinaia di rarissimi e costosissimi frutti rossi dell’Alto Sarno prodotti in quantità limitatissime durante una fioritura di solo di due giorni – ogni tre anni.

Quindi quello che accadrebbe se assaggiaste un boccone di quella porchetta sarebbe un’immediata e deflagrante esplosione di sapori al primo morso, con la crosta e i frutti rossi che sposerebbero la potenza della porchetta, in un delicato ma al tempo stesso intensissimo equilibrio sapido che vi avvolgerebbe le papille gustative, facendovi volare su ali di oro edibile verso nuovi orizzonti gustativi; che poi è quello che è capitato, seguitemi, coi primi lavori dei Rhapsody. Sotto sotto era sempre power metal, ma mai sentito prima fatto a quella maniera, come appunto questa immaginaria porchetta in crosta che vincerebbe qualsiasi competizione tra Masterchef da osteria. Perché poi, diciamolo, la porchetta è sempre buona, quando è fatta bene. Qualche volta anche riscaldata, ma dev’essere fatta bene. Quello che è successo in questi vent’anni ai Rhapsody (ora Rhapsody of Fire) è che purtroppo si sono persi la ricetta.

È vero che è difficile replicare un piatto di successo o fare altro, quando hai trovato LA formula, anzi è difficilissimo: a vent’anni è tutta spinta ma ti manca l’esperienza, a trenta c’è più esperienza e spingi ancora bene, a quaranta inizia a farti male la schiena e a cinquanta hai tutto il vissuto per capire che, purtroppo, con quella schiena malandata dovrai conviverci e che, più in generale, la vita è un posto che può diventare molto difficile, e che quella cazzo di ricetta ormai risale a tre decenni prima: sì, sarebbe buonissima anche adesso, ma ormai sono diventati gesti meccanici, gli ingredienti non sono più quelli di un tempo. Sul Terminillo non cresce più un cazzo con ‘sto minchia di cambiamento climatico, i muli se li sono mangiati ed è qualche anno che devi usare la farina dell’Eurospin, quei frutti rossi li hai dovuti sostituire con le fragole congelate sudafricane, ché nell’Alto Sarno si sono instupiditi e ormai chiedono troppi soldi per quelle quattro bacche della merda, cianciano di crisi e crisi, LORO, mentre tu ti sei dovuto ingegnare per sostituire l’oro edibile con la stagnola e il colorante alimentare, sperando che non crepi nessuno. Almeno ce ne metti poco poco. E la porchetta?

La porchetta ancora funziona, ma a volte che cazzo devi fare, la riscaldi, d’altronde avanza, che facciamo, la vogliamo buttare? È buona lo stesso. Cioè non proprio lo stesso, ma insomma, passabile, una botta in forno e via, poi tanto la innaffiano di birra, mandano giù tutto e poi ruttano felici. Ecco, bisogna tirare avanti, che è quello che fanno Staropoli e compagnia: la porchetta è così così, ed è pure riscaldata, il resto ormai è meglio scansarlo; e occhio alle lamine d’oro che non è oro, però se siete affamati va bene, giusto beveteci parecchio sopra, ché ve la farà scendere meglio. Molto meglio. (Cesare Carrozzi) 

3 commenti

  • Avatar di aijanai

    che poi tutto questo inverno ho ascoltato a loop il vecchio singolo Rain of Fury con Giacomino alla voce, dopo averlo sdegnosamente snobbato all’inizio, e ti dirò non era niente male

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  • Avatar di Christian

    A me mancano i Rhapsody (of Fire) originali, con Lione alla voce e Turilli alla chitarra! Sono stati loro alla fine degli anni 90, a farmi appassionare alla musica Metal, e ancora li ascolto. Quanti ricordi meravigliosi, scoprendo di giorno in giorno un mondo variegato e sorprendente, con artisti del calibro di Falconer, Nightwish, Within Temptation, Blind Guardian, Dio, passando dai Blackmore’s Night agli Ensiferum, senza dimenticare gli Iron Maiden…

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    • Bruno Boborosso Craighero
      Avatar di Bruno Boborosso Craighero

      eh, ma se ne so annati loro! C’hai li LucaTurilli’s Rhapsody prima e li Turilli/Lione Rhapsody dopo, ma a me me pare che solo Staropoli ha tenuto botta!

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