Arcana Synaesthesia @Blah Blah, Torino 26.5.2024

Per essere un concerto di nicchia assoluta, per di più organizzato di domenica sera, di gente ce n’è diversa (si contano circa 120 presenti), inoltre le ridotte dimensioni del locale fanno sembrare l’afflusso persino maggiore. Il Blah Blah è nella centralissima via Po a Torino, una specie di cocktail bar con sala-musica annessa, ed è fantastico vedere le facce stranite dei passanti (italiani e non) dedicati allo struscio tardodomenicale nel passare in mezzo ad una piccola folla di metallari tutti vestiti di nero, brutti tatuati e cattivi. Il concerto inizia puntuale alle 20, ma nel corso della serata qualche ritardo si accumulerà principalmente a causa del fatto che i soundcheck vengono fatti volta per volta per ognuno dei gruppi. Non ho foto dell’evento perché uno dei titolari del locale (penso, non li conosco quindi non ci giurerei) si avventava come un falco su chiunque alzasse il telefono, intimandogli di cancellare il file. Manco fossimo ad un concerto, che so, di Madonna. C’era un tipo con la macchina fotografica digitale che invece qualche foto l’ha fatta, magari era dell’entourage. Non assomigliava a Belardi, quindi non era lui in incognito. Va beh, poco importa.

Primi ad esibirsi i lombardi BLACK RAPTUS, gruppo di black metal scarno e furioso nel quale io ho rinvenuto qualche influenza Oi!. Hanno all’attivo un full (Cold Cases, 2021) e una demo, e proprio in questi giorni stanno registrando il secondo album dal quale propongono due brani in anteprima. Formazione a cinque (basso, due chitarre, batterista – un mitragliatore – e voce in screaming fisso e furente) in rigoroso passamontagna d’ordinanza, il gruppo delizia un pubblico non ancora foltissimo con del sano black metal tradizionale, nervoso e incazzato anche quando non è tirato a velocità distruttive. Il loro show dura una quarantina di minuti e strappa applausi convinti a chi ha avuto la buona idea di fermarsi ad assistere.

Nota a margine: il palco è di dimensioni molto ridotte, e questo ha limitato di molto i movimenti delle varie band, penalizzandone un po’ la resa dinamica; anche l’occhio vuole la sua parte, intendo dire. Che tutti quanti abbiano sofferto lo spazio assai sacrificato a loro disposizione mi è parso evidente. Hanno patito meno i batteristi, tutti quanti delle macchine portatrici di morte per sbriciolamento, tutti eccellenti.

La bomba della serata la sganciano i SANGUINE RELIC, americani, attivi da circa dieci anni e protagonisti di una discografia definibile come estesa: tra full, Ep, split ed altro siamo oltre i venti titoli. Un gruppo dalle idee chiarissime che spazza via tutto grazie ad un raw black metal violentissimo eppure melodico e trascinante, che rende benissimo anche dal vivo. Per fortuna i suoni sono all’altezza della situazione (questo vale per tutti gli artisti di questo evento, grossomodo), e i loro lunghi brani, anche piuttosto complessi, si susseguono senza alcuna pausa, venendo a creare un effetto estenuante: mi è sembrato di essere nel pieno infuriare di una catastrofe naturale, senza alcuna speranza di sopravvivere nonostante il mio lottare con tutte le forze. Sono stati veramente grandiosi, i migliori a mio parere, un concerto memorabile ed è valsa la pena esserci. Forti sentori di Horna, di black finlandese ibridato con la visione distruttrice tipica del raw black americano, con l’unico intento di portare dolore e annichilimento totale. Anche loro in cinque con passamontagna vari (il frontman indossa un saio nero e delle borchie gigantesche, che se solo si fosse mosso un po’ di più avrebbero squarciato le arterie dei chitarristi) riescono a sprigionare un’energia – pure non riuscendo praticamente a muoversi – da fare spavento. Non è da tutti, ma questi sono dei professionisti con la P maiuscola.

Terzi in ordine di apparizione i portoghesi BLACK CILICE. Esponenti di spicco della scena raw black metal portoghese, la loro discografia è sterminata. Influenzato anche dall’occult metal e contraddistinto da riff contorti e spettrali, il loro concerto è un’apoteosi di furia distruttiva che spazza via tutto a velocità parossistiche. Anche loro non staccano minimamente i pezzi, offrendo un set continuo che consuma le energie dell’ormai numeroso pubblico che in questo caso partecipa con coinvolgimento; rispetto agli americani che li hanno preceduti diversificano meno i pezzi, puntando maggiormente sull’impatto brutale. Sono meno sacrificati sul palco essendo privi del bassista, ma il chitarrista ritmico è costretto a scendere due volte dal palco per via di problemi allo strumento, problemi che erano affiorati anche durante i soundcheck. Imperturbabili, gli altri tre componenti hanno continuato a suonare. Il frontman si concede qualche trovata scenografica in più, tra catene, teschio e luci al neon. Ci sta, ovviamente. Un filino al di sotto dei Sanguine Relic ma stiamo parlando di inezie, praticamente hanno pareggiato dando spettacolo.

Finito il concerto dei portoghesi esco per farmi una birra perché il caldo e la fatica mi stanno disidratando e inizio a sentirmi stanco, l’età si fa sentire ahimè, pochi cazzi. Quando iniziano i finlandesi WARMOON LORD rientro e noto che una grossa fetta di pubblico se n’è uscita dalla sala disinteressandosi della loro performance. Il motivo è presto spiegato: nonostante il progetto sia fondamentalmente una one-man band di Lord Vrajitor (Abhor, Old Sorcery tra gli altri), dal vivo la band arriva a sei elementi. Una delle chitarre è il mainman e gli altri sono tutti session. Cosa sia capitato non si sa bene di preciso, fatto sta che il vocalist Necrosis (Ajattara, Chamber of Unlight, Trollheim’s Grott) non si presenta e Lord Vrajitor, anziché occuparsi lui delle voci come fa su disco, preferisce suonare i brani in versione interamente strumentale. Cosa che spiazza il pubblico (me compreso, perché rendono in modo decisamente minore e questo va sottolineato senza esitazione) dato che i pezzi li hanno eccome, i riff anche e il loro metal venato di dungeon synth è molto più che interessante. Un mezzo passo falso, inutile girarci intorno. Sul finire del concerto il pubblico torna a riempire la sala, ma per oltre mezz’ora c’è stata meno della metà dei presenti ai due gig precedenti ed è un peccato, come ha ben detto anche il tipo di Asrar che co-organizza l’evento (e che ha portato un banco di merchandise da urlo, c’era da lasciarci un rene in conto vendita). Mi piacerebbe vederli suonare a ranghi completi in un’altra occasione, ma chissà se ricapiterà mai. Non so perché, ma fatico a credere che si avvererà.

Un paio di considerazioni finali mi viene da farle: un locale più capiente sarebbe stato meglio, vista l’eccezionalità del concerto, anche se mi è spesso sembrato che una buona parte dei partecipanti fossero lì più per una rimpatriata tra vecchi amici. Insomma, mi sarei aspettato un po’ più di coinvolgimento ed entusiasmo: anche mentre i gruppi suonavano era quasi più la gente che faceva capannello sotto i portici di via Po con birra e salsiccia di quella sotto il palco. Anche perché poi magari ci si lamenta della penuria di concerti in zona Torino.

La seconda considerazione mi porta a chiedermi perché gli headliner fossero i Warmoon Lord, nati nel 2019 e con all’attivo due full e uno split, nulla in confronto a Sanguine Relic e Black Cilice; una domanda che credo non avrà mai risposta. Per quanto mi riguarda serata memorabile lo stesso, non l’avrei detto. Spesso mi sono trovato ad essere assai perplesso sulla resa live del raw black metal, non è stato questo il caso e meno male. Grazie di cuore agli organizzatori. (Griffar)

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