Tania Head, il più grande inganno dell’11 settembre 2001
Dopo gli storici fatti dell’11 settembre 2001, negli Stati Uniti nasce la World Trade Center Survivors Network, un’organizzazione che offre supporto ai sopravvissuti o ai parenti delle vittime degli attentati. Nel 2004 la storia di un nuovo membro dell’associazione, Tania Head, colpisce l’intero Paese. La ragazza quel giorno ormai tristemente famoso è nell’ufficio dell’azienda per cui lavora e viene salvata da un vigile del fuoco, Wells Remy Crowther, uno degli eroi di quel tragico evento, che riesce a portare in salvo ben diciotto persone prima di morire divorato dalle fiamme. Nell’altra torre si trova il fidanzato di Tania, Dave, una delle tante vittime. Non finisce qui: prima di essere salvata dal pompiere martire, la Head riceve un anello da un uomo mortalmente ferito e gli promette che lo farà avere alla sua famiglia. L’esperienza quasi filmesca raccontata dalla donna finisce in men che non si dica su tutti i più importanti quotidiani nazionali e commuove gli Stati Uniti. Tania rilascia interviste a Tv e giornali in quantità industriale e diventa famosa e amata da tutti. Partecipa inoltre ad incontri e conferenze e a un certo punto addirittura le viene ceduto il ruolo di presidentessa dell’associazione dei sopravvissuti: la sua incredibile esperienza la rende senza dubbio meritevole più di chiunque altro di rappresentare degnamente quella gente.
Nel 2007, in prossimità del sesto anniversario della tragedia, il New York Times decide di pubblicare una serie di articoli sul tema. Visto l’argomento, è praticamente un obbligo parlare approfonditamente anche della storia di Tania. In redazione, però, qualcuno nota che i conti non tornano. Nello specifico: l’intero racconto non ha alcun riscontro o prova di sorta. Sostanzialmente la versione della più nota delle sopravvissute è stata presa per buona sulla parola. C’è di più: nelle innumerevoli interviste rilasciate, alcune volte Dave è il fidanzato di Tania, altre volte diventa suo marito. Visti i punti oscuri, un giornalista decide di contattare la diretta interessata per chiederle maggiori dettagli. Queste voci, delle semplici illazioni, fanno il giro del Paese sino ad arrivare anche alla Head, che rifiuta il confronto con il New York Times e cancella tutti gli altri eventi che ha in programma. Quando un cronista – con uno stratagemma – riesce finalmente a raggiungerla telefonicamente, riceve una risposta strana: Tania non lo lascia parlare, precisa di non aver chiesto alcun risarcimento e di non aver quindi fatto qualcosa di illecito, poi riattacca. Dopo questa chiamata, la più nota sopravvissuta d’America si chiude nel silenzio assoluto e lascia che sia solo ed esclusivamente il suo avvocato a parlare per lei. I giornalisti decidono di aggirare la barriera eretta da Tania indagando per vie traverse, arrivando a scoprire cose interessanti.
Parenti e amici di Dave (il cognome non è mai stato reso noto per motivi di privacy) non conoscono la Head ed escludono categoricamente che il loro caro tragicamente scomparso avesse alcun tipo di rapporto con lei quando era in vita. La fondazione che Tania afferma di aver creato in memoria del suo presunto uomo non esiste.
Durante il periodo di fama mediatica, Tania racconta a più riprese di essersi recata personalmente sia in Thailandia dopo lo tsunami che a New Orleans, la città colpita dall’uragano Katrina nel 2005, come volontaria. Anche queste sue imprese sono in realtà delle menzogne.
Le due lauree americane che la donna inserisce nel suo curriculum, una delle quali conseguita ad Harvard, sono false: Tania non risulta nemmeno iscritta.
L’azienda statunitense per la quale dichiara di lavorare nel 2001 non l’ha mai annoverata nel suo organico.
Andando avanti nell’indagine, vengono fuori verità sempre più clamorose: il vero nome dell’eroina del World Trade Center è Alicia Esteve Head, è spagnola ed è entrata per la prima volta negli Stati Uniti nel 2003. Nel settembre del 2001 Alicia, come testimoniano i suoi compagni di corso, è una studentessa presso l’università di Barcellona.
Quando le rivelazioni appena elencate vengono rese pubbliche, l’ex donna coraggio più ammirata della nazione scompare nel nulla.
Nel 2008 arriva una mail alla World Trade Center Survivors Network da un account spagnolo in cui il mittente informa l’associazione che Tania/Alicia si è suicidata. Non ci crede nessuno e infatti si tratta dell’ennesima bugia: nel 2011, tre anni dopo, la Head viene vista più volte in giro per New York in compagnia di sua madre. Le ultime notizie sul suo conto risalgono al 2012, anno in cui viene licenziata dalla compagnia assicurativa iberica per la quale lavora.
Dopo gli attentati alle Torri Gemelle, centinaia di persone hanno finto di essere parenti delle vittime o sopravvissuti. Tutti questi soggetti, scoperti per la quasi totalità in pochissimo tempo, avevano un obbiettivo comune: incassare i risarcimenti statali. Alicia Esteve Head non si può inserire in questo lungo elenco di truffatori senza scrupoli, perché c’è una particolarità che la differenzia da quella masnada di approfittatori: non ha mai chiesto né incassato un centesimo. Tania è una donna gravemente disturbata, una mitomane, che grazie a dei semplici racconti inventati di sana pianta è riuscita per anni ad avere l’attenzione e la stima di milioni di persone, ingannando con una facilità sconcertante il Paese più potente del mondo. (Il Messicano)



Del rèsto, basta vendere una storia simil-hollywoodiana a uno statunitense qualsiasi e questo ci cadrà dentro con tutte le scarpe.
Il problema è che le trame hollywoodiane le usano pure per fare porcate in giro per il mondo e, avendo assuefatto buona parte dell’occidente alla narrativa americani = eroi e salvatori, resto del mondo = merda, riescono pure ad avere credito.
Anche se la farsa comincia a scricchiolare…
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Storia che conoscevo, essendo più recente.
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