HEAVY LOAD – Riders of the Ancient Storm

Tornare sulle scene dopo quarant’anni è davvero rischioso. Specie in casi come questo: gli Heavy Load sono sempre stati considerati una leggenda del metal continentale e degli eroi nazionali in Svezia, Paese in cui hanno rappresentato l’avanguardia assoluta del movimento. Full Speed at High Level è del 1978, un’epoca in cui il concetto stesso di heavy metal non era ancora ben chiarissimo, e i dischi successivi, Death or Glory e Stronger than Evil, rispettivamente 1982 e 1983, sono usciti quando il genere era ancora giovane e ingenuo. Dopodiché quarant’anni di silenzio, in cui il nome degli Heavy Load veniva evocato insieme a un passato che non c’è più, un’epoca d’oro che, per definizione, non può tornare indietro. E invece.

E invece nell’anno 2023 gli Heavy Load sono tornati. Di più: quel passato è tornato. Perché Riders of the Ancient Storm sembra davvero uscito fuori dai primi anni Ottanta; se si chiudono gli occhi e si dimentica di cosa è davvero successo ci si può fingere che questo sia il disco perduto degli Heavy Load, l’ipotetico successore di Stronger than Evil uscito nel 1984 e perfettamente coerente con quel tempo, al punto da non togliere nulla allo status di leggenda raggiunto dai quattro svedesi. Non manca niente: loro sono sempre più o meno loro: Styrbjörn Wahlquist, Ragne Wahlquist e Torbjörn Ragnesjö, con un nuovo chitarrista al posto di quell’Eddy Malm che chissà come se la passa. Lo stile è lo stesso. Il suono è lo stesso. Persino gli effetti sulla voce sono gli stessi. Non è cambiato nulla. Sembra incredibile, e per quanto mi sforzi non riesco a ricordarmi un gruppo che, dopo non dico quarant’anni ma anche trenta, torna in pista e scrive un disco che suona esattamente come i predecessori.

Chiaramente i livelli di Stronger than Evil sono diversi, ci mancherebbe altro e immagino che anche loro non pretendessero di superarli. Su quel disco c’è Saturday Night che è una delle mie canzoni preferite di sempre, per tacere delle altre, ma è pure vero che quel disco l’ho consumato mentre Riders of the Ancient Storm, in tutta onestà, non l’avrò sentito più di sei-sette volte. Però confrontare i due album non mi sembra una bestemmia eccessiva per il semplice fatto che, davvero, quest’ultimo non pare per niente figlio del ventunesimo secolo. Di sicuro i pezzi saranno stati scritti durante questi lunghi decenni d’assenza, e probabilmente qualcosa sarà stata registrata negli anni e ritirata fuori dal cassetto adesso, ma il risultato rimane sempre sorprendente. Tutto considerato, Riders of the Ancient Storm è un vero miracolo: non solo non poteva essere meglio di così, ma supera abbondantemente qualsiasi ottimistica previsione. Più lo si ascolta, più lo si contestualizza, più vengono le lacrime agli occhi. Grazie di tutto, eroi del passato. (barg)

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