Avere vent’anni: SWALLOW THE SUN – The Morning Never Came
Il 2003 è anche l’anno del debutto dei finlandesi Swallow the Sun, che propongono un death/doom molto ispirato, oscurissimo, angosciante e dalle atmosfere in prevalenza disperate. Usciti con una demo qualche mese prima (Out of the Gloomy Light), la quale riscosse un notevole successo e destò per la loro proposta una notevole attenzione, il gruppo venne messo sotto contratto dall’etichetta conterranea, e purtroppo oramai consegnata alla storia, Firebox records, specializzata in suoni cupi e doomy: per loro hanno inciso, tra gli altri, Pantheist, Tyranny e Until Death Overtakes Me. Sotto la loro ala uscì allora The Morning Never Came, che ripropone in toto i quattro pezzi della demo aggiungendone altrettanti per una durata complessiva di cinquantasei minuti e mezzo. Non pochi, ma agli Swallow the Sun è sempre piaciuto scrivere pezzi di lunghezza significativa, comunque non tutti sono mastodontici, ce ne sono tre che durano appena 5 minuti e mezzo, nulla d’improponibile.
La formula delle canzoni dei nostri finlandesi è abbastanza semplice: creano un riff e su questo ricamano arrangiamenti e variazioni che comunque orbitino nei paraggi del riff portante, che dev’essere il più possibile melodico, memorizzabile o quantomeno accattivante, al fine di rendere ogni pezzo un’opera a sé stante diverso da tutti gli altri, anche se sono scritti tutti usando il medesimo schema. Si fa largo uso di tastiere, pianoforti, chitarre acustiche o non distorte, arpeggi crepuscolari ed intimisti, mentre il o i riff principali sono sempre tracciati da chitarre a distorsione piena, corposa e potente; nel frattempo, il cantante declama liriche di angoscia e sofferenza con un growling cavernoso gutturale azzeccato ed appropriato. The Morning Never Came è il debutto e si sente che la band stava ancora aggiustando il tiro, ci sono pezzi bellissimi come la lunga title track posta in chiusura, Hold this Woe e Under the Waves ed altri che, pur di non molto inferiori, non raggiungono quel livello. Negli album successivi hanno più volte fatto meglio di questo debutto, guadagnandosi ampiamente la stima ed il rispetto che il pubblico gli gratifica al giorno d’oggi. A mio parere ne meriterebbero anche di più; anche se è difficile che se chiedi a qualcuno quale gruppo death doom preferisce egli ti risponda di primo acchito Swallow the Sun, non si può comunque affermare che siano sottovalutati. (Griffar)


Band che riesce sempre a regalarmi emozioni. Songs from the North in particolare è l’album che ascolto di più, un’opera mastodontica, totale.
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