Gli SPIRIT ADRIFT sono persone serie

Gli Spirit Adrift sono un gruppo americano di cui si è parlato qua e nel blog, sempre da bene a benissimo. Giustamente, perché sono uno di quei gruppi che, a partire da un certo momento, si sono mostrati estremamente seri e competenti nel saper comporre e nel proporre una quantità notevole di materiale. Muovendo da un’idea del polistrumentista Nate Garrett nel 2015, ai loro esordi facevano un epic doom già molto bello e rispettabile. Quando hanno iniziato a metterci qualcosa di più, ovvero ad accelerare i tempi e a definire meglio il loro stile, sono di colpo diventati uno dei migliori gruppi di heavy metal classico in circolazione.

Si sono fatti notare col bellissimo Divided by Darkness (2019), che fu un nuovo punto di partenza per gli anni successivi. Le loro origini doom e crepuscolari si ritrovano ancora, ma si tratta di momenti ben dosati in un lavoro di metal più energico, con la predilezione per i tempi medi e l’interesse per il timbro, giacché il loro suono è sempre ben curato, le chitarre sono grosse, il basso profondo, anche se, ahimè, resta in secondo piano. La voce è squillante, ma rimane su un registro misurato, senza mai andare troppo alta o, peggio, sconfinare in falsetti, risultando perfetta per la musica su cui deve cantare.

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Ancora ottimo fu poi Enlighted in Eternity del 2020, in cui arrivarono a quello che possiamo oggi individuare come il loro stile odierno: più heavy, più virtuoso e snello, persero le sperimentazioni e le atmosfere leggermente passatiste dei disco precedente, ma guadagnarono in ascoltabilità ed efficacia sonora. Negli ultimi due anni sono sempre rimasti presenti con l’EP Forge your Future e con 20 Centuries Gone, un disco di due brani originali e sei cover molto variegate, eseguite in modo molto interessante. Arriviamo a questi ultimi giorni con l’annuncio del nuovo album Ghost at the Gallows, che uscirà il prossimo 18 agosto. Era stato anticipato da due singoli: Death Won’t Stop Me e I Shall Return. Il terzo singolo Barn Burner è stato presentato di recente contestualmente alla presentazione del disco e mostra una vena hard rock settantiana, accanto a quella più familiarmente epica e heavy. I tre singoli proseguono, in sostanza, lo stile degli ultimi tempi e ci fanno intendere che gli Spirit Adrift siano ancora molto in forma, con tante idee e con una grande ispirazione. Ci risentiremo fra un mese per goderci insieme Ghost at the Gallows. (Stefano Mazza)

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