HELLOWEEN live@Atlantico, Roma – 19.01.2011

Un evento live degli Helloween è più di un semplice concerto. Quello che le Zucche di Amburgo riescono ad offrirci vale più del costo del biglietto e questo non è poco oggigiorno. Per esempio, quante volte vi siete detti “’sto concerto non me lo posso proprio perdere ma Cristo quanto mi costa”? Invece i crucchi hanno concesso al pubblico, ad un modico prezzo, due spettacoli in uno: un classico concerto spacca timpani e, in offerta speciale, una buona mezz’ora di sano e piacevole cabaret! A un certo punto della serata non mi sembrava più di essere a Roma ma a Milano, allo Zelig, con un Andi Deris nella parte di Claudio Bisio che non la finiva più di dire cazzate. Poi per fortuna la confortante puzza di cesso, tipica dell’Atlantico, mi ha ricondotto alla realtà. È incredibile come, per quanto si sforzino di imborghesirci, certe cose non cambino mai: anche quando si chiamava Palacisalfa ed andavo a sentirci In Flames, Dark Tranquillity e Children of Bodom, c’era nell’aria la stessa nebbia oscena di fumi e sudori e lo stesso tanfo di latrina che, a due giorni di distanza, ancora mi perseguita nonostante mi sia pure lavato e cambiato. Che soddisfazione! Ebbene a questo maleodorante evento c’eravamo anche noi di Metal Shock, arrivati puntualmente in ritardo rispettando la tabella di marcia che non abbiamo mai avuto. Non si è ben capito se fossimo noi i rincoglioniti (cosa molto probabile) o se avessero anticipato l’orario di inizio delle danze perché in effetti ci siamo persi i modenesi Trick or Treat e gli Stratovarius di supporto (da fugaci commenti raccolti all’esterno pare che questi ultimi sembrassero più un lazzaretto che una band). Si spiega il motivo per cui non ne parleremo in questa sede e di conseguenza ci concentreremo solo sugli Helloween. Credo, per inciso, che l’orario di inizio e gli Stratovarius di supporto siano due argomenti sociologicamente significativi sull’andazzo nel metal degli ultimi anni (ma questa è un’altra storia). Poi che una band italiana possa aprire a tali big non è che un vanto per tutti noi.

La tensione emotiva generale era alta e il pubblico variegato nell’età e nell’abbigliamento. È ovvio: un concerto degli Helloween è un’esperienza da far vivere al figliolo e al nipotino e poi è un evento divertente e pacifico. Mica come andare allo stadio. Immancabile vis polemica a parte, inizia tutto con la classica radio che cambia frequenza passando in rassegna nuovi e vecchi motivetti della band per poi sparare addosso alle prime file l’attacco potente e cafone di Are You Metal? che ci sta tutta ma, diciamolo pure, è davvero il pezzo più brutto di 7 Sinners. Spremersi un brufolo infettato è molto più true di Are You Metal? secondo me. Apprezzo però da subito la performance di Mr. Daniel Loeble, ennesimo nuovo batterista, che nello sviluppo della serata, da rivelazioni del one-man-show Deris, scopriremo esterrefatti essere duro d’orecchi, gay, nonché “borracho”. Sì perché Andi, preso dall’emozione, dalla qualità del vino italiano (di cui ha ammesso essere grande amante e fruitore, dimostrandolo fattivamente al pueblo sottostante), o forse semplicemente fomentato dal calore umano dei romani e dei non romani accorsi, a un certo punto si è messo a parlare una specie di lingua morta mista di spagnolo e italiano – l’itaniolo come diceva la prof. all’università – raccontandoci tutti i cazzi che gli venivano in mente.

Ma non sono mica tutte rose e fiori. Eagles Fly Free e March Of Time le hanno fatte veramente una chiavica. A loro discolpa ammetto che le aspettative al riguardo erano altissime, forse ingenuamente troppo. Del resto sono sulle scene da quasi trent’anni e il peso dell’età si sente eccome. Già stavo per incazzarmi al che Sascha Gerstner si esibisce in un pallosissimo assolo di chitarra per introdurre Where The Sinners Go e subito dopo World Of Fantasy, esaurendo così i pezzi dall’ultimo lavoro. Depressione incalzante. Loeble, del quale ho frettolosamente tessuto le lodi, prova a fare il suo canonico assolo di batteria in stile L’ombelico del Mondo di Jovanotti. Lungo, interminabile, che due palle! Mi mancano sempre più Ingo e Uli e soffro, ah come soffro. Parte I’m Alive e Deris mi canta in falsetto. L’adolescente che è in me già piange e noto il disappunto di Ciccio al mio disappunto. Per fortuna il cambio di abito di Deris corrisponde a un cambio di registro e scatta il momento sdolcinato di tipico “romanticismo crucco” per utilizzare le parole del succitato esimio onorevole collega. Una versione unplugged di Forever And One (Neverland) per chitarra e voce con ammiccamenti ironici alle donne ed un imbarazzato sguardo al pubblico maschile della serie “lo stiamo facendo solo per le donzelle ma siamo sempre dei luridi maschiacci teteschi dal cuore duro e rozzo come da buona tradizione teutonica e fate meno ironia che noi con le donne ci sappiamo fare, altro che i vostri sdolcinati metodi italiani da effeminati Rodolfo Valentino da quattro soldi che corrono dietro le gonnelle, noi che invece le donne le manovriamo a piacimento con la verga teutonica e la frusta germanica”. Commoventi poi i telefonini e le telecamerine accese al posto delle fiammelle degli accendini come si faceva quando eravamo stupidi. Sì, in quello sguardo c’era più o meno questo, ma c’era anche l’intenzione di fulminarci con la successiva mitragliata di pezzi storici. Devo ammettere che ho arrancato. Un brano a caso dal più tosto e complesso dei loro album ovvero Better Than Raw poi Deris si ferma e, scandendo bene le parole perché come è noto gli italiani non capiscono l’inglese, fa: <<Mettiamoci d’accordo adesso: o suoniamo per altre quattro ore o la facciamo breve con un medley>> e così è stato. Mozzafiato anche se dal retrogusto “vorrei ma non posso”. Avremmo tutti preferito le quattro ore sebbene le poche note di Halloween siano bastate per vederci scorrere davanti l’infanzia intera. Gli perdoni tutto a Deris, le stecche, i gridolini, gli echi lunghi del microfono amico e nonostante tutto “there’s magic in the air”. Ma perché non ci sono più i Kiske e i Geoff Tate? Vabbé, non c’entra nulla.

I crucchi, si sa, devono tenere alto la loro bandiera da cazzaroni di professione e, come è giusto che sia, trasformano il concerto in una festa. I Want Out è il momento di sfogo del Bisio di Amburgo il quale ignaro afferma di essere stato a Milano la sera prima scatenando un immediato coro di “BUUU” dei romanacci presenti e trovandosi immischiato in una bonaria, ma non meno virulenta, schermaglia Nord-Sud tutta italiana. Il furbone cavalca la disputa nazional-popolare sollevata per puro caso (si vedeva proprio che se la stava spassando) provocando il pubblico e incitandolo a cantare. Mi spiace per i milanesi ma Andi Deris ha detto che noi siamo stati più bravi. Eh eh, che sagoma. Alla fine dunque faccio pace con Andi & Co. anche perché ci regalano altri tre momenti di vera goduria (sarà proprio l’Atlantico a fare brutti scherzi ai gruppi tedeschi col suo clima pluviale?). L’acustica era degna e un complimento finale va alle luci. Solo non ho capito una cosa: perché le ragazze all’entrata che si proponevano di scambiare 5 sigarette qualsiasi con due pacchetti del loro marchio non hanno accettato la nostra controproposta di 3 sigarette per un pacchetto? Le avevamo finite cazzo, potevate essere un po’ più sensibili! (Charles)

Setlist:

  1. Are You Metal?
  2. Eagle Fly Free
  3. March Of Time
  4. Where The Sinners Go
  5. World Of Fantasy
  6. I’m Alive
  7. Forever And One (Neverland)
  8. Handful Of Pain
  9. Medley: Keeper Of The Seven Keys/ The King For 1000 Years/ Halloween
  10. I Want Out
  11. Ride The Sky
  12. Future World
  13. Dr. Stein

3 commenti

  • Avatar di daniele

    non sono della stessa opinione…dare contro ad Andi Deris è troppo comodo per qualsiasi recensore,è la 10a volta che li vedo dal vivo e l’opinione unanime sia di chi era a Milano sia di chi era a Roma come me, è che Deris stavolta ha fatto un concerto perfetto…impeccabili tutti,uno pelo nella prestazione delle zucche una future wolrd eterna (si potevano suonare due canzoni al posto di intrattenere),e Weiki che ha messo la ritmica di I’m Alive dentro al meedly del keeper correggendosi dopo 5 secondi…tutto qua…gli Strato son stati meno penosi che a Milano..Kotipelto ha la voce indecente per via dei problemi patiti da Natale a questa parte,hanno suonato meglio a Roma come gruppo,a Milano hanno sbagliato gli attacchi delle canzoni…

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  • Avatar di Beppe

    Simpatica ma ricca di inesattezze questa recensione,quindi faccio alcune precisazioni.
    Io ero presente alla data di Milano,sono un vecchio fan degli Helloween e li ho visti dal vivo una marea di volte.Gli Stratovarius( o quello che ne resta dati i cambi di line up),hanno chiaramente fatto un’esibizione orrenda,ma giustificata dai problemi alla voce di Timo Kotipelto.Riguardo agli Helloween sono davvero stufo,è dal 1994 quando arrivò Deris che sento power metallers nostalgici lamentar la differenza con Kiske,discorso inutile,sterile ed assurdo,in quanto la band ha fortemente cambiato direzione/stile dall’arrivo di Deris(che fra l’altro fù fortemente voluto proprio da Weiki e Markus).E’ vero gli Helloween hanno cambiato troppe volte line up ed i nuovi seppur bravissimi Sasha e Dani,appaiono talvolta un pò giovani ed inesperti rispetto al resto della band(pensiamo che Sasha è nato nel 1977 mantre Weiki nel 1962!),personalmente mi piacevano molto Uli e Roland e trovo il loro periodo Master of the Rings-The Time of the Oath una grande rinascita e penso che Andi(che non dimentichiamo arrivava dai Pink Cream 69,quindi da un registro più Hard Rock)seppur con caratteristiche differenti da Kiske abbia una presenza scenica ed un carisma incredibile,che emerge tantissimo sui pezzi su tonalità medie e che riesce a dare un calore stupendo alle ballads.Seppur la loro carriera sia stata ricca d’alti e bassi trovo 7 Sinners davvero un buon disco,che prosegue la strada del precedente Gambling with the Devil,forse miglior lavoro dall’era post Dark Ride..
    Concludo dicendo che la simpatica gag su quale pubblico ha cantato meglio “I Want Out” l’ha fatta pure a Milano,dicendo che siamo stati meglio del pubblico di Barcellona..

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