I primi botti death metal del 2026: OVERTOUN – Death Drive Anthropology
Death metal tecnico e furente, sulla scia dei vecchi Pestilence. Dal Cile arriva una delle uscite più interessanti di questo primo scorcio d’annata.
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Death metal tecnico e furente, sulla scia dei vecchi Pestilence. Dal Cile arriva una delle uscite più interessanti di questo primo scorcio d’annata.
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Uno dei dischi simbolo dell’allora ancora informe e isolata scena thrash tedesca, un manifesto di stile crudo e maligno che definì le regole e l’estetica di un genere.
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I thrasher tedeschi proseguono una carriera impiegatizia fatta di dischi gradevoli quanto inutili. Questo è il terzo con la coppia d’asce Eskic/Furia e scorre con la stessa facilità con cui si dimentica.
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Thrash alla crucca dalla Svezia condito da armonizzazioni e toni orrorifici che rimandano agli Slayer degli esordi e ai Necrophobic con frequenti sbandate ai limiti del black metal. Insomma, una goduria.
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Ennesimo album dei Destruction (e primo senza lo storico chitarrista Mike), se qualcuno sta ancora tenendo il conto.
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