Avere vent’anni: NILE – Annihilation of the Wicked
Ancora più tecnico, veloce e orrorifico del predecessore (alla batteria era arrivato un certo George Kollias), il disco definitivo della band di Karl Sanders.
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Ancora più tecnico, veloce e orrorifico del predecessore (alla batteria era arrivato un certo George Kollias), il disco definitivo della band di Karl Sanders.
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Un successo di critica e pubblico che sembrava inarrestabile condusse alla tracotanza di un album composto da una singola, noiosissima traccia di 47 minuti. Confusione e delusione furono la reazione.
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Come quando incontri un vecchio amico che ha cambiato compagnie, ma la cosa sembra farlo stare bene. Criticarlo sarebbe da infami, specie se i risultati sono dischi come questo.
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Dopo un capolavoro impossibile da eguagliare, i francesi provarono a rimescolare le carte ed esasperarono la loro anima più cervellotica, ormai un marchio di fabbrica.
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Doveva essere il loro disco barricadero, quello della ritrovata dignità, del ritorno in pompa magna di Wes Borland. E invece andò talmente male che il secondo capitolo manco uscì.
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