MISCREANCE @Officina Civica, Calenzano – 24.01.2026

Foto di Marco Belardi

Essere a un concerto metal praticamente in ogni fine settimana è stato il pericoloso leitmotiv di questi ultimi mesi, una di quelle cose che non possono finire bene in alcun modo. Generalmente avviene un crollo psicofisico, oppure si torna a casa e si trova la serratura cambiata. Quello che so è che sabato scorso è stato il turno dei Miscreance all’Officina Civica, a Calenzano, e che provenivo da cinque ore scarse di sonno e da un turno mattutino di lavoro piuttosto impegnativo.

Non mi dilungherò eccessivamente sulla serata, la perfetta via di mezzo fra il Cammino di Santiago e un sequestro dell’anonima sarda, con dieci gruppi in programma nel contest mensile – in giuria io di Metal Skunk, al fianco di Metal Hammer e The Music Lounge – e gli headliner che con grande curiosità attendevo, i Miscreance. Che vorrei definire i veneti Miscreance, ma sarebbe un po’ riduttivo dirla in questo modo, e pertanto ci tornerò sopra in seguito.

Avendo un sacco di ciccia al fuoco e altrettanta intenzione di parlar di questa band nella maniera più genuina possibile, me ne uscirò con due articoli, il secondo dei quali si rivelerà essere un breve focus sul loro album del 2022, seguito da un’intervista. Ora il concerto e, visto che è il mio viziaccio, qualche fotografia a suo corredo.

Miscreance – Ph: Marco Belardi

Le dieci band del contest si sono ridotte fortunatamente a nove, dal momento che le strisce chiodate che avevo disposto un po’ dappertutto nel territorio di Calenzano hanno messo fuori uso uno dei furgoncini che all’ultimo momento si stavano recando in loco per il tradizionale soundcheck. Mi limiterò a soffermarmi sulle migliori fra queste: i Mess Excess hanno suonato per secondi, con un prog metal con voce femminile particolarmente efficace. Arrangiamenti alla Dream Theater ci sono giunti alle orecchie più di una volta, ma non in quella maniera derivativa che suscita quel non-so-che di fastidio. A colpirci in particolar modo è stato il fatto che hanno suonato subito dopo un’altra band prog metal con voce femminile, i Bleeding Zero, e si è come percepito un certo scalino nel confronto fra la rispettiva preparazione, nell’esecuzione dei brani, nella tenuta del palco. Mi riservo di rivederli in un’occasione che ponga i riflettori tutti puntati su di loro.

Il locale vanta uno fra i migliori suoni di Firenze in codesto ambito. Gli Obsidian Fall sono stati gli unici, assieme ahimé agli headliner, ad avere problemi in tal senso, con le basse frequenze che per lunghi tratti hanno sormontato tutti gli strumenti e reso scarsamente apprezzabile la loro proposta. La cosa peggiore del loro concerto è stata comunque un’altra: avevo sul tavolo una birra ambrata versata in un bicchiere, uno degli organizzatori è venuto a fare due chiacchiere a proposito del mixaggio e ha appoggiato il suo bicchiere, ugualmente scuro, accanto al mio. Poi è andato via prendendosi il mio, al che mi sono ritrovato per interminabili istanti a sorseggiare questa improponibile miscela di una base alcolica, che non ho neanche capito quale fosse, e catrame. Sono sicuro che volesse ammazzarmi.

Miscreance – Ph: Marco Belardi

Subito dopo i Back One Out, un duo per metà punk rock e per metà metal, si sono esibiti i più energici della serata, gli After Dark, una sorta di via di mezzo fra hard’n’heavy, riferimenti melodici agli anni Settanta e una cantabilità quasi da sigla del secondo Ken il Guerriero, con brani da totale fomento interpretati in preda a un totale fomento. A metà serata ero ancora vivo, sparavo cazzate con i presenti e riuscivo a tenere gli occhi aperti mentre i Nuocere confezionavano un buono stoner rock, prima che i Simun alzassero notevolmente il tiro. Avere Andrea Sacchetti degli Speed Kills come frontman fa il 50%, il resto sta nel suonare una musica difficilmente inquadrabile, in cui ora osservi un passaggio sludge, ora un mosh alla Davidian e ora un’attitudine fortemente rock. Sicuramente la proposta stilisticamente più interessante di tutta la serata.

Chiusura con i Fall as Leap, già visti al Firenze Metal qualche tempo addietro, e i Magnitudo 18, metal tradizionale molto acerbo ma con un cantante particolarmente promettente. Più conciso di così su tutta quella gente, giuro, non avrei potuto esserlo.

I Miscreance sono stati come assistere a un concerto in pieno 1988 e godere delle stesse movenze di allora, con un headbanging perpetuo e furioso. In un’epoca in cui i musicisti non smettono più di chiacchierare col pubblico fra una canzone e l’altra, loro hanno lasciato ogni parola alla musica. Chitarrista fiorentino, due veneti, in una commistione tale che se si mettono a bestemmiare potrebbero aprire sull’asfalto un varco che porta dritto agli inferi. Poi un piemontese. Dove abitino e dove si ritrovino per suonare è un qualcosa che approfondirò con loro solamente in sede di intervista. La cosa certa è che all’anagrafe risultano nati fra il 1996 e il 2000, e che stanno sul palco con una sicurezza incredibile, con quel pizzico di spirito naif che c’era una volta e che oggi non c’è più, tralasciando simpatia, gag, siparietti. Questi tirano giù tutto e basta, e il giorno in cui avranno di fronte un bel contesto in cui farlo, con duecento e più presenti, per dirne una, tutto assumerà un sapore ancora migliore.

Miscreance – Ph: Marco Belardi

Il batterista canta anche, usanza già degli Exciter e degli HazzerdIncubo un pezzone che ho riconosciuto un po’ subito, da Convergence del 2022, col suo attacco alla Death. Sempre dal loro unico album ho notato anche No Empathy e le bellissime Flame of Consciousness e Fall Apart. Bolle certamente qualcosa in pentola,perché parte del materiale non so ricondurla a niente in particolare, neppure allo split con i Vile Apparition di qualche tempo fa.

Soltanto una punta di rammarico: le poche persone accorse. Questo è stato il concerto che più ha deluso le mie aspettative riguardo alla quantità di pubblico, a pari merito con quello dei Folkstone alla fine di novembre. Forse non sono ancora pronti per un appuntamento da headliner, ma se i Miscreance metteranno su disco la loro interessante proposta, fra death metal tecnico e techno-thrash di fine anni Ottanta, con quella puntina di Pestilence nella voce, e se rimarranno in carreggiata con una sequela di bei concerti, allora la loro crescita sarà permessa e probabilmente anche garantita. (Marco Belardi)

Miscreance – Ph: Marco Belardi

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