Addio ad Ace Frehley, soldato del rock
Ace Frehley era il mio preferito dei Kiss. Non solo perché con il suo stile puramente istintivo di rock‘n’roll selvaggio ha fatto imbracciare la chitarra a milioni di persone, alcune delle quali hanno militato nei gruppi che hanno svezzato la nostra e vostra generazione, ma anche per roba come questa.
Il rock‘n’roll è gioia e spensieratezza, anche quando parla di cuori infranti e delle tante cose meno piacevoli della vita. C’è sempre quell’istinto di farti ancheggiare a destra e sinistra e schioccare le dita a tempo. Ace Frehley simboleggia ESATTAMENTE questo. Nulla di più, nulla di meno. Ed è forse l’ultimo della sua stirpe, visto che quest’estate anche Ozzy ci ha lasciato. C’è chi il rock‘n’roll lo comprende al punto da riuscire a trovare il modo non solo di viverci, ma di fondarci un impero fatto di prodotti commerciali che esulano la natura stessa di quell’ancheggiare a destra e sinistra e scuotere le gambe facendo urlare le ragazzine in platea.
E poi c’è il puro istinto. Quello che, per comprenderci, spesso e volentieri si perde nella bottiglia o in un flacone di pillole, o ancora peggio in una siringa. Ma non lo fa tanto per il puro gusto del patetico, lagnandosi e rompendo i coglioni (e creandoci un genere musicale), ma per celebrare il momento, la gioia dell’essere giovani (nel corpo e nella mente) e di sentirsi immortali e volersi divertire. Perché alla fine dei conti il rock‘n’roll è proprio questo, e nessuno lo sapeva meglio di mr. Paul Daniel Frehley, un ragazzo del Bronx con la chitarra in mano.
Non lo uccise quella dannata scossa da parecchi volt su di un palco in Florida nel 1976, e nemmeno quell’inseguimento da film con la polizia alle calcagna sulla sua DeLorean nel 1983, ma a farlo è stata una emorragia cerebrale che lo ha lasciato in coma prima che dipartisse. Spero in maniera totalmente indolore. Che la terra ti sia lieve, Soldato del Rock. (Piero Tola)


Buon viaggio, e grazie.
"Mi piace""Mi piace"