MALEVOLENCE – Where Only The Truth is Spoken

I Malevolence sono una band inglese di poco più che trentenni, dedita a un metalcore molto groovoso e niente affatto piacione, lontano dalle sonorità talvolta troppo radiofoniche e dai ritornelli puliti tipici di altre formazioni del genere. Ai tempi del loro primo disco, Reign of Suffering, pur giovanissimi, mostravano già una notevole personalità. Il loro stile univa al metalcore alcune venature stoner e, nel complesso, il risultato era apprezzabile.

Il salto di qualità è arrivato con il secondo album del 2017, Self Supremacy: più tecnico del precedente, presentava canzoni ben strutturate e meglio arrangiate. Manteneva le già citate influenze stone, ma aggiungeva sapientemente un tocco di death metal (non a caso, in una delle tracce compare Kevin Muller, che tra il 2016 e il 2018 ha anche fatto tour con i Suffocation) e, a tratti, persino elementi doom. Non più, quindi, uno stile esclusivamente improntato al groove, ma focalizzato sulla completezza della canzone.

Con il terzo disco, Malicious Intent del 2022, sono passati sotto l’etichetta Nuclear Blast, superandosi ulteriormente. Hanno mantenuto il loro stile metalcore groovoso con inserti stoner, raggiungendo però una maggiore concretezza nella scrittura e inserendo persino una ballad. Bisogna ammettere che il passaggio all’etichetta tedesca sembra aver giovato alla band: si percepisce chiaramente un tocco professionale, che ha contribuito al loro sviluppo senza però snaturare lo stile distintivo del gruppo inglese.

Ed eccoci dunque al quarto e più recente album Where Only The Truth is Spoken, uscito il 20 giugno scorso. Lo stile è ancora quello estremamente sincero e viscerale che fin dagli esordi contraddistingue la band. Il disco è intriso di tutte le caratteristiche sopra elencate, con influenze che richiamano band come Down, Hatebreed e il miglior metalcore. Sarà per la presenza di Randy Blythe nella traccia In Spite, qualcuno ci sente pure i Lamb of God, ma personalmente non ne sono del tutto convinto. Rispetto al lavoro precedente, non si registra però un’ulteriore evoluzione. Rimangono la carica e la rabbia che i Malevolence ci mettono sempre fino all’ultimo minuto del disco, anche nella ballad Salt the Wound, che peraltro concorre a essere la mia personale canzone dell’anno. Come si suol dire in questi casi, la band consolida il proprio stile. Modo di dire un po’ paraculo per lasciar intendere che l’album è senza infamia e senza lode, secondo me.

Non è esattamente il caso di questo disco, tuttavia mi rimane un leggero amaro in bocca. I Malevolence hanno confezionato un disco potente e decisamente sopra la media, ma sembrano essersi accomodati in una zona di comfort. Certo, se sforni dischi di questo calibro e canzoni come le già citate Salt the Wound e Heavens Shake, va bene lo stesso. Però, un blocco nell’evoluzione dello stile me lo sarei aspettato più avanti nella loro carriera, soprattutto considerando che sono ancora discretamente giovani, dotati di indubbio talento, e con molta ispirazione.

Ad ogni modo, i Malevolence rimangono una delle band metalcore che, ad oggi, ha più da dire, e meritano pienamente tutto il successo che stanno riscuovendo. Se non li avete mai ascoltati perché storcete il naso di fronte a qualsiasi cosa con il suffisso “core”, vi consiglio vivamente di ricredervi. Loro ci sanno fare, e parecchio. (Luca Venturini)

Un commento

  • Avatar di Cure_Eclipse

    Ascoltato questa mattina, ci ritornerò perché mi è parso davvero gustoso. Loro li avevo visti in apertura a Obituary/HSB/Trivium, quella volta conoscevo giusto un paio di pezzi ma li ricordo con un gran tiro dal vivo.

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