ENSIFERUM – Winter Storm
Non nego di aver avuto qualche preconcetto nel primo approccio con il disco in questione, da me liquidato in quattro e quattr’otto come il solito disco degli Ensiferum da una decina di anni a questa parte. In realtà, ascoltando il disco in macchina in una fredda e tersa mattinata autunnale, sono giunto all’inevitabile conclusione che fosse inutile stare a ricercare i Vichinghi in un disco del genere, ma che era necessario rivolgere la mia attenzione altrove; e infatti tutto funziona decisamente meglio se si considera il nuovo Winter Storm degli Ensiferum come un racconto epico e grottesco sulle gesta di un gruppo di folletti incazzosi e strafatti di steroidi, o qualunque omologo coinvolto nella fisiologia dei folletti.
Voi dovete immaginarveli con il volto trasfigurato dall’odio, crudeli e con le spadine in mano che cercano di riconquistare le terre che sono state loro tolte, scagliandosi contro il nemico spaccandosi palline di Natale di vetro in testa per sfregiare il volto dei nemici con i resti taglienti. Questa chiave di lettura mi ha svoltato completamente il disco, riuscendo a farmi arrivare fino in fondo e concludere che, alla fine, non è così male. Sembra quasi di ritornare ai tempi di From Afar, tastieroni sì ma un po’ meno gonfi rispetto al recente passato, meno colonna sonora e pezzi più diretti, basati sui proverbiali assoloni al fulmicotone, le melodie orecchiabili e i sempre benvenuti cori da birreria.
Purtroppo il giochino dura poco e si conclude nel giro di quattro pezzi e il duetto con l’ospite Madeleine Liljestam degli Eleine (che verranno sicuramente selezionati per il prossimo prestigioso Sanremetal) che in qualche modo conclude il primo arco di storia. Una sorta di ninna nanna che, dopo le aspre battaglie per la riconquista delle terre dei padri folletti, viene intonata dalla Driade Madre che accoglie i Nostri nel suo gelido abbraccio. Il resto del disco è abbastanza inutile, se vogliamo, ma si lascia ascoltare, in quanto i pezzi che restano (di fatto tre) funzionano comunque bene. Per dire: la penultima From Order to Chaos, costruita per essere un po’ più lunga ed epica delle altre, non ha comunque una durata eccessiva, e i Finlandesi non scadono mai nell’errore di allungare il brodo e di infarcire il brano di orchestrazioni posticce e ulteriori recitativi declamati con voce impostata. Fortunatamente poi il finale sbraca, come è giusto che sia, riprendendo l’inizio.
Facciamo finta di niente riguardo alla qualità dei video pubblicati sui singoli, con una CGI da denuncia e i fondali brutti. Spero vivamente si siano avvalsi di ChatGpt o altri ammennicoli simili, perché non voglio credere che un umano possa fare una cosa del genere. La cosa non può che farci rimpiangere i tempi di quando si era obbligati ad andare con la telecamerina nei boschi a sbronzarsi, con in mano le accette del nonno. Un’ ultima annotazione: il fatto che abbiamo parlato di folletti non vuol dire che dobbiate interpretare la cosa come un’esortazione a ridere di loro e a vestirvi come loro. I folletti non hanno senso dell’umorismo, non sono divertenti e soprattutto se li prendete in giro si incazzano e vi uccidono. Vi prego di resistere alla tentazione di vestirvi da folletti alle prossime e imminenti date degli Ensiferum, lo dico per il vostro bene. (Maurizio Diaz)


