BLAZE OF PERDITION –Upharsin

A quattro anni di distanza dall’ultimo episodio The Harrowing of Hearts, già di per sé di ottimo livello, ritornano tra noi i polacchi Blaze of Perdition con quello che risulta essere il sesto full di una carriera ormai lunga e prolifica, iniziata con il nome Perdition grossomodo venti anni fa ed annoverante circa una ventina di titoli includendo demo, split, EP, compilation e via elencando. Archiviate ormai definitivamente le sfighe terribili del passato (in modo particolare l’incidente con il tourbus, che si portò via uno di loro e costrinse Soneillon e Vizun a lunghe degenze ospedaliere) e stabilizzata la formazione con il ritorno dietro alle pelli dello stesso Vizun, i polacchi ci deliziano i timpani con uno dei loro lavori migliori e più curati di sempre.

Se è ben vero che, come dice l’amico Michele Romani, l’ombra dei conterranei Mgla è più che presente nelle nuove composizioni, specialmente nella costruzione di lunghi riff monocorda semplici solo in apparenza e ben più contorti ad un ascolto più approfondito, è altrettanto rilevante e ben marcata ‘influenza dei francesi Deathspell Omega. Lo si evince dalla continua ricerca di dissonanze acide che gratificano i brani di uno spesso alone di tragicità ineluttabile, tesa e frenetica propria di un certo modello di religious black metal. Upharsin consta di cinque nuovi pezzi, tutti tra i 7 e i 9 minuti: questo minutaggio permette ai componenti del gruppo di esprimere le loro idee – anche le più sofisticate ed elaborate, come in Niezmiwalnie o nella successiva Architekt, il brano tra tutti più dissonante – senza perdere un solo milligrammo d’impatto.

Il disco risulta infine violentissimo, pur essendo sostanzialmente assai armonico e con più di un’inclinazione a proporre melodie che abbiano un senso logico. È un uragano di spaventosa potenza distruttrice, è scritto, suonato e prodotto su livelli che sarebbe improprio ed ingeneroso non definire di assoluta eccellenza (è nuovamente patrocinato da Metal Blade, mica un’etichettina qualunque da dieci lire) e merita tutto il tempo che vorrete dedicargli, che mi auguro sia molto. È uno dei dischi dell’anno nell’universo black metal e vi consiglio caldamente di non trascurarlo. (Griffar)

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