Addio ad Alfredo Castelli, il papà di Martin Mystère

Se è vero che siamo ciò che leggiamo, e che la nostra formazione giovanile costituisce la struttura di ciò che saremo fino alla fine dei nostri giorni, oggi è andato via un altro pezzo di me. Poche persone sono state così fondamentali per gli anni della mia formazione come Alfredo Castelli, il creatore di Martin Mystère. Poche persone, dicevo, e tutte appartenenti a un mondo laterale e se vogliamo marginale della letteratura: Giuseppe Lippi, Gianni Pilo, Sebastiano Fusco e pochissimi altri. Non tanto Lovecraft, Howard e Heinlein, quindi, ma chi me li aveva presentati accompagnandomi poi nella loro conoscenza.

Martin Mystère non fu il primo fumetto Bonelli a cui mi affezionai: quello fu Dylan Dog, che iniziai a comprare intorno al numero 60, mi pare, comunque quando aveva ancora un senso. Ma Dylan Dog era un personaggio pieno di fisime piccoloborghesi, lasciava sempre intendere che leggesse ma non lo si vedeva mai leggere, si lagnava troppo, stava troppo appresso alle femmine e viveva un’esistenza improbabile e malsana in cui era sinceramente impossibile identificarsi. A posteriori, la successiva progressiva trasformazione in petaloso fighetto araldo del politicamente corretto era già evidente ab ovo. Martin Mystère invece mi prese sin da subito. Archeologo di fama mondiale, divulgatore, scrittore, girava per il Pianeta a risolvere misteri legati ad Atlantide, Mu, Agarthi, interagiva con agenzie governative segrete in stile Area 51 ma, nella quotidianità, aveva una vita stabile e tranquilla, con una moglie abbastanza normale e un assistente poco normale in assoluto ma perfettamente compatibile con la sua vita di studioso. Una specie di Indiana Jones più umano e placido, visto da una prospettiva tradizionalmente italiana.

Alfredo Castelli aveva fatto tantissime cose nella sua vita, ma non ha senso elencarle qui: lo stanno già facendo tutti gli articoli usciti già a cinque minuti dalla notizia della sua morte. Segnalo solo che fu lui l’ideatore dell’Omino Bufo, di cui conservo ancora qualche striscia sui vecchi numeri di Cattivik. Per me Alfredo Castelli era indistinguibile da Martin Mystère, il BVZM (Buon Vecchio Zio Marty), e parlare di altro sarebbe per me piuttosto meccanico. L’identificazione tra le due figure era così forte che non riuscivo a distinguerle troppo, e quando Castelli rispondeva alle lettere sugli albi di Martin Mystère io mi immaginavo proprio che stesse rispondendo quest’ultimo, chino sul suo vecchio Macintosh col suo ciuffo biondo, il suo sorrisino divertito e Java che mugugnava in sottofondo. Una sospensione dell’incredulità talmente radicata da portarla dietro ancora oggi, nonostante sappia ormai benissimo che Alfredo Castelli, ahilui, non era esattamente un bel fustacchione come il Professore. Da parte mia cercherò di perpetuare la sua eredità nel modo che immagino lui avrebbe preferito: facendo leggere Martin Mystère ai miei due figli, sperando che anche loro possano prenderlo come modello di vita. (barg)

4 commenti

  • Avatar di Simone Amerio

    ” L’identificazione tra le due figure era così forte che non riuscivo a distinguerle troppo”

    un po’ come Tex col suo creatore, GinaLuigi Bonelli. Lui era Tex.

    Venendo a Castelli mi spiace anche perché da cosa ho letto in giro non se la tirava e non si dava arie da intellettuale incompreso tipo Sclavi o Boselli o non la buttava ogni tre per due in politica come Berardi.
    Letto pochissimo di MM ma capisco il dispiacere dei fan della testata. Ero troppo giovane per metabolizzare la scomparsa di GL Bonelli da accanito lettore di Tex, ma quando morì Sergio Bonelli ci rimasi malissimo, visto che era il grande capo della casa editrice che tante soddisfazioni mi dette da giovane e fu l’autore di un grandissimo fumetto troppo spesso dimenticato: Mister No (il Tex nolittiano non mi è mai sembrato messo bene a fuoco).
    E capii che si chiudeva un’era, quella del fumetto mensile italiano quasi artigianale (fino agli anni 70 i titoli sulle copertine venivano fatte a mano, a volte anche un po’ a cazzo) dove ogni personaggio veniva sceneggiato da massimo due persone e i disegnatori erano meno, lavoravano come pazzi (ma erano quelli meglio pagati in Italia e beccavano anche qualcosa con le ristampe) ma ognuno aveva il suo stile riconoscibile, e ti piaceva pensare che a certi disegnatori avessero assegnato un certo tipo di storia (un po’ come su Tex Letteri si beccava le storie a sfondo esoterico, Ticci quelle ambientate nel Grande Nord e via così).
    Tempi eroici e ormai finiti.
    P.s. Castelli fu anche autori di molti saggi sul fumetto che contribuirono ad elevarlo nella considerazione dei critici da semplice passatempo per ragazzi a nuova forma d’arte. Cercate alcune sue interviste anche sul vecchio portale UBC fumetti

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  • Avatar di Bonzo79

    un grande autore anche se prolisso, celebri le sue vignette completamente coperte da spiegoni… cultura sconfinata e belle storie (io per gusto personale preferisco altro, ma massimo rispetto). perdiamo un grande. dopo ambrosini pochi mesi fa, altro duro colpo al fumetto italiano

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