Brumosi castelli d’Alvernia: SÜHNOPFER – Nous Sommes d’Hier

Che il progetto solista di Ardraos (già batterista nei Peste Noire in qualche momento nel tempo, poi negli Aorlhac e in svariati altri) sia sempre stato di un livello superiore al normale penso non ci siano dubbi. Quattro anni dopo il precedente Hic Regnant Borbonii Manes, il polistrumentista francese torna con questo quarto full Nous Sommes d’Hier, che se casomai fosse possibile porta il livello della sua musica verso picchi sempre più elevati.

Appare evidente che Ardraos negli anni è migliorato sia come strumentista (la prova alla batteria in questo nuovo lavoro è impressionante) sia come compositore. Si nota un certo ritorno a quanto aveva già proposto nei primi due dischi, Offertoire soprattutto, insieme all’abbandono delle atmosfere più cupe e grevi tipiche di Hic Regnant Borbonii Manes; ma il riffing in tremolo picking proprio dei dischi vecchi qui è ulteriormente perfezionato, sembra esplodere, dilagare dalle casse dello stereo per annichilire l’ascoltatore. È anche più orchestrato, più elaborato e multistrato, e decisamente più impregnato di influenze di musica medievale. Momenti meno estremi ce ne sono, anche perché il disco sfiora l’ora di durata e le composizioni prese singolarmente sono tutte piuttosto lunghe (tranne l’ultima, che è una cover di tal Michel Polnareff, cantautore pop francese periodo anni ’60-’80 la musica del quale è a me del tutto ignota), quindi necessitanti di una certa diversificazione per evitare un’eccessiva ripetitività, ma le velocità prevalenti sono due: l’estrema e l’omicida; e tutti i brani sono imperniati su questi schemi.

Sono presenti divagazioni acustiche, voci pulite, persino arrangiamenti di voci soprano (il brano in apertura D.S.F.R.) che sono un’innovazione per il suono tipico del gruppo, così come molti dei giri sulle note alte rappresentano una certa evoluzione del tipico riffing in blast beat che Sühnopfer porta avanti fin dai suoi albori. Ma non perdiamoci in quisquilie, non c’è una reale necessità di dissezionare ogni secondo di un disco che rappresenta a mio parere il massimo picco che la musica del Maestro francese ha raggiunto finora. Questo non vuol dire che in futuro non potrà fare anche di meglio ma, per quel che riguarda l’odierno, il suo massimo è Nous Sommes d’Hier. Dovrebbe comparire in molte poll di fine anno se esiste una logica delle cose, però più passa il tempo meno capisco come funziona il mondo. Quindi, chissà? (Griffar)

Un commento

  • Avatar di Fanta

    Eh niente. Volevo lasciarlo in “eredità” a chi non l’ha ancora scoperto, tramite, appunto, classifica di fine anno. M’hai anticipato e ne sono comunque felice.
    Confermo tutto e sottoscritto. Grandissimo album.

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