Ricordando William Friedkin

Dalla prima di innumerevoli visioni, sulla questione “migliore film mai fatto” non ho mai avuto dubbi: Vivere e morire a Los Angeles, niente di anche solo lontanamente avvicinabile. Certo, William Friedkin, L’esorcista, Il braccio violento della legge, ma è questo il suo capolavoro – anche Sorcerer, Cruising, Bug e Killer Joe almeno, ma questo li batte tutti.

In nessun ordine particolare: il migliore noir di sempre, il migliore poliziesco di sempre, il miglior film su Los Angeles, il cast meglio assemblato di sempre, la migliore fotografia di sempre, le migliori musiche di sempre, il più carismatico ‘cattivo’ di sempre (Willem Dafoe/Rick Masters), il migliore inseguimento in macchina mai filmato, la migliore scena di contraffazione mai filmata (così come Rififi contiene la migliore scena di scasso e Heat la migliore rapina in banca) tanto che poi sale il bisogno fisico di iniziare a infrangere la legge. Ma è l’effetto complessivo qualcosa di indescrivibile e impossibile da replicare, come spiegare a un cieco dalla nascita che cos’è il blu.

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Il romanzo dell’ex sbirro Gerald Petievich lo ricordo a stento ma è il film ad avermi fissato per sempre i parametri e gli standard di cosa sia bello e importante e giusto vedere; devo ancora trovarne uno migliore e dubito accadrà mai. È il motivo per cui amo il cinema e il vero significato di essere nato con due occhi e due orecchie collegati al cervello e al cuore. Chiunque dovrebbe aver visto questo film come è vero che per sopravvivere è necessario immettere ossigeno nei polmoni.

William Friedkin ha lasciato questo pianeta, ma la sua opera continuerà per sempre a percorrere contromano le autostrade del cinema mondiale: considerati gli standard di oggi, almeno il 93% dei suoi film sarebbe improponibile a ogni livello, molto probabilmente nemmeno avrebbe avuto una carriera. Che bello sarebbe allora proiettare la sua intera filmografia a ciclo continuo, alla finale di Essi Vivono, dal 7 agosto scorso alla fine del tempo su tutti gli schermi e direttamente nelle case dei benpensanti in tutto l’occidente; solo per vedere quante teste esplodono al primo insulto razzista di “Popeye” Doyle, alla prima blasfemia di Regan MacNeil, alla prima ricognizione del detective Steve Burns nei locali gay del Meatpacking District, alla prima banconota contraffatta da Rick Masters, e quante invece sono ancora al loro posto, dalla nostra parte della barricata. (Matteo Cortesi)

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