La lista della spesa di Griffar: TEMPESTARII, NIRTTI

Altra musica che secondo me vale la pena recuperare in ambito black metal e derivati. Cominciamo subito senza dilungarci troppo, ché il tempo è tiranno.

Gli americani TEMPESTARII, da Boise, Idaho, nel maggio di quest’anno hanno ristampato il loro debutto originariamente intitolato I in versione rimasterizzata. Non ero a conoscenza della loro esistenza, come penso molti di voi, quindi consideriamolo pure un prodotto nuovo di zecca, anche se effettivamente non lo è, ma, se tutti ‘sti gruppi magari la facessero finita di fare a gara a chi pubblica il disco più introvabile e si dessero quella normale visibilità cui tutti aspirano, forse sarebbe meglio per tutti e non solo per loro. I dischi li si registra per venderli: occultarli per fargli acquisire un kvlt status prima e poi ritornare sui propri passi è attitudine ipocrita piuttosto e anzichenò. Anche perché i numeri per emergere i Tempestarii ce li avevano fin da subito: il loro fast black metal che abbraccia a più riprese il cascadian e il raw black ha un suo discreto perché. Ci sono buone melodie qui, il suono rimane ruvido e compresso nonostante la rimasterizzazione e, nel corso dei cinque lunghi brani, si susseguono atmosfere arcaiche e primitive; più che soddisfacente, infine, l’utilizzo di chitarre acustiche o elettriche prive di distorsione, di tastiere eteree, siderali, avvolgenti e utilizzate in modo egregio per colorire maggiormente i pezzi, sia che stiano suonando una sezione tiratissima spaccatutto sia che il pezzo sia lento e cadenzato oppure di sola atmosfera. Cantato in screaming non eccessivamente esasperato, questo disco è una bella bordata che vale la pena recuperare se apprezzate il genere, perché secondo me non ha difetti: visto il grado di coinvolgimento e la qualità non ci si accorge neanche della lunghezza dei singoli brani (mai meno di 8’50”, col più lungo e probabilmente migliore del lotto Gold Lattice che ne dura quasi tredici). Prediligete la versione digitale, perché l’edizione fisica in cassetta limitata a 50 copie costa sì solo 7 dollari, ma ne servono altri 26 per la spedizione. Demenziale. Fuori da parte loro anche un secondo album, Chaos at Feast, uscito nel 2020.

Ignorato persino da Metal Archives che non ne fa menzione, l’esordio degli slovacchi (beh, tanto per cambiare è un progetto solista, ma fa lo stesso) NIRTTI è una specie di miscuglio tra il black più psicotico, il post-brutal death dei Portal, l’avantgarde schizzata e, secondo me, non è estraneo neanche a certa fusion più ardita. Forse è per questo che Metal Archives non contempla il progetto: non infrequentemente si esce dal contesto metal per andare altrove e, se si è puristi, tradizionalisti o si ripudiano contaminazioni eccessivamente oltraggiose, Palindromos (il titolo del disco in oggetto) non ha diritto di cittadinanza. È in effetti un album stranissimo che abbraccia la musica a 360 gradi, che sia un blast beat in stile fast black metal (non mancano in nessun brano, en passant), un frammento dark psichedelico (The act of self-destruction is not a sin but I still feel like a sinner, il secondo brano, è un valido esempio), un bel riffone thrash o una sezione cadenzata sembra non avere importanza alcuna: tutto è funzionale per esprimere la propria creatività e, se proprio si deve trovare un difetto, è che il ragazzo mette fin troppa carne al fuoco in soli 28 minuti, che a questo punto diventano pochi per una così vasta quantità di sfumature. Ragionandoci sopra non escludo l’intenzionalità del tutto, e di sicuro Palindromos è in ottima posizione per conquistare il titolo di disco più originale 2023. Frenetico, nervoso, teso fin quasi allo spasmo, nonché vigoroso ed aggressivo come da manuale del black metal, l’album (o minialbum, come si preferisce) non lascia un solo attimo di respiro e di sicuro non lascia indifferenti. Francamente non vedo l’ora di poter ascoltare altra sua musica perché è molto probabile che ci sarà da divertirsi. (Griffar)

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