La spelonca del raw black metal: KØLDBRYNGER, NEK’THAROG, VEREIST
Tre album per esplorare il lato più minimale e crudo del metallo nero e non perdere il contatto con l’underground più putrido.
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Tre album per esplorare il lato più minimale e crudo del metallo nero e non perdere il contatto con l’underground più putrido.
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Un muro di chitarre che è un muro di freddo, un uso delle tastiere mai sentito prima, una produzione e un suono unici. È incredibile come dei ragazzini fossero riusciti a concepire un capolavoro così sfolgorante.
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Si ricomincia a parlare di un suono (doom ma non solo) italiano, anarchico, oscuro e matrilinerare. E per l’esordio dei torinesi si scomoda la Season of Mist.
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Il disco che più di tutti racchiude il concetto di true norwegian black metal. Anzi, il disco black metal definitivo, il Quarto Potere del genere.
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I greci Fortress of the Pearl dal multiforme ingegno; gli americani Ithilrå, raw black atmosferico come si deve; e i Tystnad, che rievocano l’età d’oro del black svedese.
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