Blackbraid III è la solita pizza Margherita
Simile a chi ordina sempre la stessa cosa in pizzeria, Sgah’gahsowáh non cambia formula e raggiunge il limite che separa l’entusiasmo dal tedio.
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Simile a chi ordina sempre la stessa cosa in pizzeria, Sgah’gahsowáh non cambia formula e raggiunge il limite che separa l’entusiasmo dal tedio.
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Un suono tremendo, un chitarrista inadeguato, pezzi tendenzialmente brutti e pure la voce di Peavy che non regge più. Carrozzi è impietoso: c’è poco o nulla da salvare qui dentro.
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Terzo album in quasi 25 anni per i meravigliosi thrasher brasiliani, animati dalla stessa rabbia che colse il Belardi durante un epico scontro tra le montagne venete con una zozzona del posto e il suo schifoso cagnaccio.
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L’attesissimo ritorno di Andreas Hedlund dopo otto anni di silenzio, con un disco meno immediato del precedente che lo conferma come uno dei maestri assoluti del viking folk metal vecchia scuola.
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Immaginario alla Frazetta un tanto al chilo e un’amazzone discinta con cotta di maglia vedo-non vedo. Le ragioni del successo dei newyorchesi sono queste. Il disco non è malaccio però.
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