Avere vent’anni: CHAIN – Chain.exe
Progressive metal di scuola americana che incorpora sfumature etniche, strutture jazzistiche e occasionali derive elettroniche. Per riccardoni di stretta osservanza.
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Progressive metal di scuola americana che incorpora sfumature etniche, strutture jazzistiche e occasionali derive elettroniche. Per riccardoni di stretta osservanza.
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Rapide segnalazioni per chi ha poco tempo e molto prurito: il sospirato ritorno degli Huntsmen, il debutto degli ipnotici Moon Womb, il blues rock dei Sons of Arrakis e le suggestioni gothic dei romani Still Wave.
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I neozelandesi non hanno mai sbagliato niente e il loro settimo Lp lo conferma. Un death metal in continua evoluzione con una sola costante: non somigliare a nient’altro.
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Il risultato di un percorso nient’affatto scontato, che si snoda attraverso una metamorfosi sonora sviluppata in modo razionale, con una tecnica certosina e un costante sforzo autocritico.
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Un disco da sentire in macchina col gomito fuori dal finestrino, che prende un po’ da Remission e un po’ da Crack the Skye facendo la gioia di chi già aveva apprezzato il precedente.
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