Una sorpresa inaspettata: PHASMA – Purgatory
A volte la mente mi gioca brutti scherzi. Qualche giorno fa ero intento a cazzeggiare in rete alla ricerca di nuova musica da ascoltare quando mi sono imbattuto in questo Purgatory, ultimo lavoro di tali Phasma. Ottimo, peccato che il mio cervello li abbia inizialmente confusi con i più noti Disma, formazione statunitense trucidissima dove milita l’ex cantante degli Incantation, Craig Pillard. Neanche a farlo apposta mi sono fiondato all’ascolto ma, fin dalle prime note, ho notato che qualcosa non tornava. “Da quando i Disma suonano così veloce?”. “E la produzione? Fin troppo curata per una band del genere”. Queste sono solo alcune delle riflessioni che mi sono venute in mente durante l’ascolto di Purgatory, finché non mi sono deciso ad andare a fondo della questione, svelando il lapsus che mi aveva portato a confondere i due gruppi.

Non tutti i mali vengono tuttavia per nuocere, perché i Phasma sono stati una piacevole scoperta: si tratta in effetti di un duo greco-americano con già tre album all’attivo (incluso questo). Musicalmente siamo sulle coordinate di un black death furioso con frequenti tecnicismi strumentali che però, udite udite, non solo non risultano mai stucchevoli, ma donano una generale freschezza al risultato complessivo. A tratti sembrano gli Anaal Nathrakh (sentire l’iniziale I per farsi un’idea), ma non si fanno mancare nulla, sconfinando alle volte nel brutal death tout court o aprendosi a melodie ariose al limite del prog. In poco meno di mezz’ora i Phasma hanno sfornato una delle prime, e spero numerose, sorprese dell’anno. Ora mi tocca recuperare i primi due.
Chissà che fine hanno fatto i Disma poi, spaccavano. (Luca Bonetta)
