Nessun corpo lasciato indietro #2

Proseguiamo a ripescare dischi usciti l’anno passato che non sono stati onorati nelle giuste tempistiche per i più svariati motivi.

I primi due titoli dei quali parlo sono vittime delle stramaledette wishlist: esce il disco in preorder, lo metti in wishlist pensando di comprarlo quando verrà effettivamente pubblicato ma nel frattempo altre cose si accumulano, altri titoli si impilano e finisce che lo compri un anno dopo. Sono entrambi di dicembre 2024, ma ad esempio Skogslott, il terzo album del progetto atmospheric black A DIFFERENT CLOUD, in CD fisico è uscito nel 2025 per merito della nostrana The Oath in collaborazione con Wolfspell (Polonia). Già ne avevo parlato tempo addietro se ben ricordo, comunque si tratta di un gruppo probabilmente solista di ubicazione sconosciuta, benché una certa ispirazione Drudkh faccia presupporre un’origine polacca o ucraina; i primi due album sono molto più atmosferici di questo, che è sensibilmente più violento. I momenti più rilassati ed intimisti, seppur sempre presenti, sono indubbiamente meno e sono anche meno spinti ai limiti dello shoegaze come in passato, essendo più impostati su linee di chitarra melodiche e malinconiche e rendendo il disco un gradevolissimo e bilanciato ascolto di musica decisamente più nervosa (mi ricorda le parti più tirate di Bergtatt) intrecciata a trame molto più diluite e soffuse. Quattro lunghe tracce per circa 40 minuti di ottima musica underground: difficilmente usciranno dalla loro nicchia, ma potreste dar loro una mano, perché la qualità c’è.

Riuscite ad immaginarvi un progetto di fast black metal brutale e violentissimo che fa collidere questa galassia con quella distantissima del prog/techno thrash di gente come Watchtower o Realm, e che ha il principale compositore che sfoggia doti chitarristiche virtuose a-la Josh Christian? Sembra impossibile, eppure esiste e ha nome ACTUM INFERNI, band facente capo al solo Draconis (Kamil Pidzgorski), che ufficialmente conduce la nave da 23 anni (cioè da quando lui ne aveva 15), ma che ha interrotto l’attività dal 2011 al 2023 senza apparenti spiegazioni, a parte gli impegni coi suoi altri gruppi. Insygnia diabelskiej władzy è uscito il 22 dicembre dell’anno scorso e – credetemi – è veramente impressionante. A parte la tecnica strumentale che fa spavento e che sembra quasi fuori luogo per il contesto prevalentemente estremissimo del disco, Draconis è in grado di scrivere musica fuori portata per almeno il 95% dei gruppi metal inteso nella sua interezza. I brani sono solo quattro: i primi tre assai lunghi, il quarto molto breve; l’album dura 37 minuti e sembra il frutto di un incrocio bastardo tra musica d’ispirazione classica e il black metal più satanico e violento che esista. Lo screaming straziato di Draconis diventa ancora più stridente se lo si associa a partiture spesso velocissime ma che non infrequentemente si addentrano nelle trame ultratecniche dei gruppi del passato succitati; quando partono poi gli assoli o i riff melodici alti subentra stupore e ammirazione pura. Non è il disco dell’anno 2026 perché è uscito dieci giorni prima del suo inizio, sennò non ci sarebbe stata partita.

vPer trovare il CD fisico del terzo album dei tasmani ATRA VETOSUS invece c’è voluta la solita eternità. Appena esce il prezzo è decisamente alto, ma se si ha un po’ di pazienza scende, e a quel punto diventa – se non proprio a buon mercato – perlomeno abbordabile. I loro dischi li pubblica la australiana Immortal Frost productions, cioè un’etichetta che in Europa praticamente nessuno sa che cosa sia e nessuno distribuisce, quindi o li compri in Australia (con tanto di spese postali deliranti e tasse di dogana) oppure stai senza. I loro dischi ce li ho tutti, di qui il ritardo. Essendo uscito il 20 dicembre 2024 non avrebbe potuto essere incluso nella poll di quell’anno, ma una segnalazione in quella del 2025 era doverosa. Suonano un black metal molto vario, melodico il giusto senza risultare stucchevole e atmosferico altrettanto, non è mai caramellato e petaloso e anzi, quando ci danno dentro pestano quanto basta per del sano headbanging. Il primo motore è Josh Young (Astral Winter, Mazikeen) al quale nel tempo si sono affiancati altri strumentisti che poi sono arrivati a comporre il quartetto odierno. Undying Splendour è veramente un bel disco: ben scritto, con riff capaci di coinvolgere ed emozionare nel vero senso della parola, ben arrangiato e ben suonato, contiene cinque lunghi brani più un breve intermezzo per tre quarti d’ora abbondanti di ottima musica accostabile ai Wolves in the Throne Room principalmente, ma anche ai Grima, ai Fen o (nei momenti più ambient) agli Alcest. Non ci si annoia mai, anzi: si riascolta spesso e volentieri, come del resto tutti i loro lavori. (Griffar)

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