Speed/black/thrash inferno: un calderone di borchie, imprecazioni e altre nefandezze

Tornano gli HELLCRASH, i tre indemoniati di Santa Margherita Ligure in fissa con i puntini tedeschi sulle “o”. Di due anni fa il disco precedente, Demonic Assassinatiön, che ci aveva colpito, non solo per la copertina delicatissima. Il nuovo capitolo si intitola Inferno Crematörio ed è un’ennesima apoteosi di speed/thrash blasfemo e bastardo. Uno dei nostri stili preferiti, il “tupa-tupa-vaffanculo”, no? Gli Hellcrash ormai son finiti nel roster della Dying Victims Production, quindi visibilità a questo giro dovrebbero averne di più. Pure perché, oltre alle solite buone maniere, anche il disco non fa che gettare altra benzina, ancora più benzina sul fuoco. Formula sostanzialmente invariata, un trio di bestie, uno strumento ciascuno, uno dei tre si occupa anche di sbraitare.

Semmai, rispetto a Demonic Assassinatiön e Krvcifix Invertör, il suono si è fatto piu chiaro, intelligibile, “pulito”, se volete, se non fosse che spendere una parola del genere a proposito di un disco del genere pare un po’ come andare apposta a San Pietro per bestemmiare. Però ci sta, il suono più intelligibile che dicevo, perché stavolta i riff velocissimi vengono fuori bene, e pure certe armonizzazioni heavy. Ed è un bene, perché in mezzo a un mondezzaio “Venom vs Motörhead” (urc, la umlaut!), stavolta viene fuori di più pure una certa discendenza NWOBHM, sia quella già frenetica di suo (Raven), sia la piu classica (Maiden, anche se un po’ più alla lontana). Addirittura, inaudito, in Oathbreaker i tre paiono rallentare un po’. Sarà vero? Macché, era solo per caricare di più la carneficina successiva. Non si respira mai per davvero con un disco così. Bentornati, sempre a seminar zizzania e mazzate.

Delicatissimi anche i polacchi SEXMAG. Guardate che copertina, Sexorcyzm. Devono essere proprio fissati con quella cosa che si fa lontano dagli sguardi altrui e non si racconta troppo in giro (e no, non parlo di porgere omaggi e tributi a bestie antropomorfe dai piedi caprini). Poi, oltre che educande rispettosissime dei costumi e delle idiosincrasie altrui, i nostri sono anche, da bravi figuri loschi dell’est Europa, parecchio incentrati sul lato horror/gotico e sgraziato del black-thrash primordiale di gente macabra e pittoresca come Kat, Master’s Hammer, Root e in fondo anche dei nostrani Bulldozer. C’è tutto un lato teatrale in Sexorcyzm che però non neutralizza per niente la velocità generale delle composizioni (pochi rallentamenti).

Velocità magari non forsennatissima, ma sempre o quasi sostenuta. Prova strumentale piuttosto barbarica, chitarre da scantinato e raucedine ormai irrecuperabile. Nemmeno un otorinolaringoiatra saprebbe più che farci. Ma, per declamare versi forsennati (in polacco) su uno speed-thrash sgraziato e demoniaco, conoscete uno stile di cantato migliore? Comunque, il disco (dietro c’è ancora la Dying Victims Productions, qualcuno la segnali all’antitrust) è una chicca goduriosa per noi che beviamo le birre del discount e non ci curiamo troppo che siano servite alla temperatura prevista dai sommelier. Un macello di riffacci thrash proto-slayeriani e tanta (ma proprio tanta) ignoranza. Se ci mettete che, pur non parlando noi un’acca di polacco (Tola fa eccezione), certi titoli come Sex z diabłem e Psalm I – Intronizacja Szatana ci sembra di intuire a cosa si riferiscano, abbiamo il sottofondo ideale per le scampagnate estive in cerca di refrigerio lungo qualche corso d’acqua melmoso.

Ma le buone maniere non sono prerogativa del vecchio continente. Anzi. In Messico ad esempio troviamo i PHANTOM, che su Spotify trovate come “Phantom G.D.L.” (dove G.D.L. dovrebbe stare per Guadalayara), per distinguerli da qualche altro migliaio di band chiamate “Phantom”, non solo metal. Certi nomi sono talmente sfruttati che bisognerebbe quasi specificare il codice fiscale per essere sicuri di non sbagliare band. Questi Phantom qui, comunque, non sembrano dei damerini già dalla copertina e da un titolo, Tyrants of Wrath, che pare venuto fuori da un generatore automatico di titoli speed-thrash. E infatti pure loro una cinquantina scarsa di minuti di assalti insensati e caciara la mettono in piedi. Anche loro molto anni ’80 nei riff di chitarra e nella particolare delicatezza tecnica di linee vocali fatte di urla, urletti e scatarrate. Le buone maniere sono sicuramente bandite.

Invero, qualche soluzione strumentale o scelta di suono tradisce una maggiore modernità, ma sicuro nulla che sposti troppo il discorso dalle sue marcissime coordinate generali. Un brano per pianoforte horror, Nocturnal Opus 666, testimonia che i messicani, se c’è da buttarci dentro un po’ di teatro, non si tirano indietro. Poi il riff iniziale della successiva Nazghûl (siamo verso la conclusione) forse fa pensare più del resto a quelle cartoline che arrivavano nei ’90 dalla fredda Norvegia, ma fino a quel momento quasi non ci si era mossi da un’ambientazione anni ’80, come se fosse un gioco di ruolo. Ci sta, comunque, andare a terminare un disco speed-thrash con un finale più black ortodosso. Voglio dire, ci sono finali peggiori, no? In alto le cornine anche qua. Ricordatevi sempre di fare “buh” alle vecchiette quando siete sulla via per il discount per fare il pieno di birra. (Lorenzo Centini)

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