Farsi venire i fischi alle orecchie coi WARBRINGER: Wrath and Ruin

A me i Warbringer piacciono. Ho iniziato ad apprezzarli con IV: Empire Collapse perché spostava lo stile strettamente canonico dei primi tre album verso sonorità più vicine all’heavy che al thrash. Quello rimane il loro mio album preferito. Poi è uscito Woe to the Vanquished e subito mi ha esaltato, tanto che per andare a vederli, un sabato sera, ho preso la macchina, caricato mio cugino e siamo andati a Innsbruck; era un posto da dieci metri per dieci, e non avevamo i tappi per le orecchie. Non scorderò mai il fischio che avevo una volta uscito. Fuori dal locale durante i cambi palco parlavo con mio cugino a un metro di distanza e non ci sentivamo. Vabbé, tornando a noi, poi quel disco mi ha un po’ rotto; troppo bella la prima parte, fino a Shellfire compresa, troppo noiosa la seconda. Weapons of Tomorrow è il migliore per il nostro collega migliore, ma per me, come avrebbe detto mia nonna, “no ‘l sa de ajo gnanca se ‘l ghe ne magna ‘n campo ‘ntiero”, tradotto letteralmente: non sa di aglio nemmeno se ne mangiasse un’ intero campo, ovvero: è insulso.

Quindi comincio un po’ titubante l’ascolto di questo ultimo lavoro, dal titolo Wrath and Ruin, e la prima canzone mi fa cadere le braccia. Ecco, non sa di aglio manco questo. E invece no! L’album si ripiglia già dalla seconda traccia, A Better World, e prosegue alla grande fino in fondo. Qualche innesto death qua e là senza strafare, una bella registrazione, dei bei riff e variazioni di tempo e dinamiche rendono davvero piacevole l’ascolto. Oltre a quello citato poco sopra, spiccano pezzi come Neuromancer, Through A Glass, Darkly e Strike for the Sky. Inoltre, gente, inutile non ammetterlo: Carloz Cruz fa la differenza ancora una volta; da quando c’è, l’asticella si è alzata di parecchio. Suona la batteria con tecnica, personalità e gusto, e dall’album precedente ha cominciato pure a suonare alcune parti di chitarra e a comporre. Come i precedenti dischi, Wrath and Ruin non sconvolgerà il thrash metal, ma si fa ascoltare con grande trasporto, ci consegna una band ispirata, con un suono personale e in evoluzione. A completare l’opera c’è pure un secondo disco con pezzi registrati dal vivo durante varie tappe europee del 2023. Una buonissima registrazione e una band in formissima la rendono veramente un aggiunta gradita. Così posso ascoltarmi Living Weapon mille volte al giorno. (Luca Venturini)

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