Hypnerotomachia progressiva: BEDSORE – Dreaming the Strife for Love

Per anni ho frequentato la scuola di musica di Franco Mussida e poi tre anni fa, dopo il terzo trasloco in 36 mesi, ho scoperto che abitava due vie più in là di dove abito ora. Quando lo incontro per strada lui è tutto intento a passeggiare animatamente o a pedalare. Una volta l’ho pure salutato ma mica si ricordava di chi ero, figuriamoci, con tutti i musicisti che ha allevato. Me lo ricordo come una persona che ha sempre avuto un sincero interesse per le novità e le band giovani. Sono piuttosto sicuro che troverebbe interessanti anche i Bedsore, band romana giunta al secondo disco in studio dal titolo Dreaming The Strife For Love che esce per l’ottima 20 Buck Spin (la stessa dei Fulci).

Nessuno con la maglia a maniche lunghe di altre band. Premio 2024 per le foto promozionali

La musica del quartetto infatti prende largamente spunto da un’epoca in cui il prog italiano era vendutissimo e apprezzato in tutto il mondo, e riempiva palazzetti da migliaia di persone perfino negli Stati Uniti, vedi appunto la PFM del buon Franco, e lo ibridano con il death metal. L’amalgama di generi riesce perfettamente ai Bedsore e il risultato è quanto di più magnifico possiate immaginare. Con una naturalezza disarmante la band sa passare dalle sfuriate blast alle suite più prog e viceversa. Date un’ascolto agli 11 minuti della mastodontica A Colossus, an Elephant, a Winged Horse; the Dragon Rendezvous, la mia canzone preferita del disco e una delle più belle sentite quest’anno, e ve ne renderete immediatamente conto. Importante da sapere per entrare meglio nella musica del disco è che il concept si ispira al libro Combattimento amoroso di Polifilo in sogno, ovvero il racconto di un viaggio onirico allegorico nel quale il protagonista Polifilo esplora paesaggi surreali, dialogando con figure mitologiche, attraverso foreste e giardini, per arrivare alla sua amata Polia, ideale di bellezza e perfezione. La scelta di cantare in italiano ben si sposa e dona forza a testi molto evocativi.

Questo è, come potrete intuire, un ascolto da fare obbligatoriamente in cuffia. È infatti molto particolareggiato e, come diceva Nabokov rispetto ai libri, i particolari vanno coccolati. Solo con un approccio del genere si può gustare, ad esempio, quel rullante che cambia all’interno delle canzoni, passando da un suono con una cordiera molto in evidenza nelle parti più ariose a un suono più grosso e possente nelle parti metal. A questo punto qualcuno potrebbe pensare si tratti di un disco fatto da riccardoni per riccardoni. No. I Bedsore non cedono all’ancestrale tentazione dei musicisti progressive di farsi prendere la mano da assoli infiniti o passaggi cervellotici in ottantaquattro sedicesimi su scala frigia maggiore. Il disco è complesso il giusto e godibilissimo fin dal primo ascolto, risultando al contempo molto originale e personale. Rispetto all’esordio del 2020, i romani hanno fatto un grande passo avanti che ci lascia una band ispiratissima e con un futuro promettente. (Luca Venturini)

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