Il terrore dei glottologi: N█O – Fallen

Legioni di glottologi stanno analizzando il moniker di questa band ucraina, giunta con Fallen al suo secondo disco dopo l’esordio Adrestia del 2017; fallendo miseramente, dato che nessuno ha la più pallida idea di come il nome della band abbia avuto origine. Contemporaneamente altrettanti logopedisti hanno messo in palio borse di studio per capire se qualcuno sul pianeta abbia capito come il suddetto moniker vada pronunciato, o se esista un qualsivoglia fonema che renda il rettangolo pieno colorato di nero leggibile in qualche modo. Nessuno ha ancora riscosso il premio. Facezie a parte il loro è sicuramente uno dei nomi più strani di tutti i tempi, no doubt about it, e fosse solo per quello si distinguono dalla massa. Fatti non foste per viver come bruti e tutto questo genere di cose.

Una cosa è certa: se vi piacciono gruppi inglesi come Fen, Winterfylleth o Arx Atrata,  nel post-black metal atmosferico dei NO ci trovate pane per i vostri denti. Esattamente come i loro colleghi d’Albione mescolano qualsiasi cosa gli venga in mente, dalla musica atmosferica post-rock soffusa e malinconica alla sfuriata black metal velocissima di scuola nordica, un po’ come hanno fatto recentemente i loro conterranei Drudkh; però, rispetto a questi ultimi, i NO sono un po’ meno violenti e meno ancorati a stilemi classicamente black metal, preferendo includere nei loro brani le più svariate situazioni. L’inizio di Surrender, il terzo brano, screaming a parte sembra uscito da un album dei Voivod era Dimension Hatross, salvo lanciarsi dopo un minuto e mezzo in un forsennato blast beat in tremolo picking su note altissime che può ricordare certo black tedesco di band tipo Klage, Kaltetod e similari. Mi sono spiegato? Non è che i ragazzi si pongano limiti, quello che gli piace e secondo loro suona bene lo usano all’interno delle loro canzoni senza pensare troppo se sia o no black metal, oppure innovativo, mai sentito, sperimentale o via discorrendo.

Come dovrebbe essere normale arrivati all’anno del signore 2021, tutte le barriere sono crollate da un pezzo e non ha alcun senso cercare di ricostruirle in nome di una purezza che a mio parere oggigiorno ottiene solo risultati ridicoli. Vanno anche bene i gruppi marcissimi che si ficcano in testa di poter suonare ancora come i Vlad Tepes, perché se lo fanno bene sono divertenti e te li ascolti con piacere, ma se l’unica cosa che hai da proporre è un’attitudine che tra l’altro nemmeno hai mai avuto opportunità di conoscere de visu (oh, l’anagrafe non esiste solo per noi matusa) e nient’altro perché suoni da schifo e non ti esce un riff decente neanche copiandolo pari pari a qualcun altro, beh, allora sei solo un fallito. Importa un cazzo che poi trovi l’etichetta ultra-kvlt che ti stampa l’oscenità che hai “composto” in 66 copie firmate con il sangue, musicalmente non vali nulla e tra non molto i nodi verranno al pettine.

Ben vengano allora gruppi come i N█O, che con la canonica formazione voce/chitarra/basso/batteria (il batterista viene citato come session) perseguono un filone molto meno trve-kvlt ma hanno pubblicato un album da 42 minuti suddivisi in sei brani che coinvolgono, emozionano e si fanno ascoltare, riascoltare e riapprezzare ogni santa volta. Intriso di melodie molto crepuscolari, come la copertina azzeccatissima immediatamente richiama, tutto il disco vale ogni secondo che gli si dedica. Non sono molto prolifici (2 album ed un EP in quasi sette anni) e questo secondo me è molto più un bene che un male se il risultato finale è quanto possiamo ascoltare nei loro album. Peccato siano praticamente sconosciuti, ma ci sono qui io per il vostro bene: più il gruppo è underground e sottovalutato più io mi impegno a farli uscire dall’anonimato.

Mi ero messo in testa che il nome della band significasse Nord Ovest in qualche modo… ma loro sono ucraini, cosa c’entrano con il Nord Ovest? Bravi, davvero bravi. Vi piaceranno. (Griffar)

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