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LUCA TURILLI’S BATUSHKA: Батюшка – Hospodi

7 agosto 2019

Ovvero “l’usurpatore” che dà la sua versione dei fatti.

Abbiamo già’ parlato di quello che probabilamente entrerà in playlist tra i dischi dell’anno, il bellissimo Панихида dei Batushka of Fire. Adesso, a distanza di un mese o più, tocca alla “versione di Krysiuk”. Entrambi sfruttano ovviamente la formula che tanto successo incontrò ormai quattro anni fa, quando Litourgiya vide la luce e gli screzi in stile “Giggino è cattivo e mi ha rubato il gelato” non erano ancora nemmeno ipotizzabili.

Krysiuk ci prova, vorrebbe tanto rivendicare la formula vincente di cui sopra. Dalla sua ha mezzi potenti e la distribuzione (Metal Blade), eppure si sente che non è lui la mente dei Batushka originali, ed ecco perchè Панихида rimane imbattuto. Hospodi è carino, sì. Qualche riffino qua e là, ma l’atmosfera solenne e il puzzo di incenso non si sentono attraverso gli altoparlanti come quando si parla di Drabikowski.

Approfondiamo: Krysiuk cerca evidentemente di raccogliere quanto può spizzicando qua e là, e di default, idee a cui ha soltanto collaborato. La sua non è una dichiarazione di autenticità convincente e non stupisce praticamente mai. Si limita a rivisitare alcuni canovacci già noti, aggiungendo quelli sprazzi di solennità religiosa e misticismo che però non odorano di cripte e muffa come il disco dell’ex amico.

Con queste righe il sottoscritto si schiera apertamente, basandosi esclusivamente sulla qualità intrinseca delle proposte, qualità immediatamente riconoscibile all’ascolto di Панихида. D’altronde è di questo che abbiamo bisogno nel metal: di dischi che, seppure non creino nessun nuovo genere, diano sensazioni forti creando subito un’immaginario potente, e in questo Drabikowski non solo è meglio di Krysiuk, ma anche di gran parte, se non di tutta, la “scena black metal” europea odierna, se di scena si può parlare.

Hospodi è scolastico, ecco. L’aggettivo migliore, forse l’unico, che lo possa descrivere, è questo. Sia chiaro che non parliamo di gente senza doti, e qualche momento simpatico come sottofondo lo si trova. Ma non fatevi ingannare e guardate bene l’etichetta, perché questo caso è paragonabile a quel tassista (e io l’ho incontrato davvero, mortacci suoi) che lavora in proprio e mette l’adesivo della compagnia coi prezzi più competitivi sullo sportello, magari staccandone un pezzo per ragioni di copyright, ma che poi a fine corsa ti chiede un prezzo maggiorato, e tu ti senti stupido dopo che, sceso dal mezzo, ti accorgi della truffa. Quindi ve lo dico qua, a scanso di equivoci: lo zio Metal Skunk vi vuole bene e non vuole vedervi gabbati.

E adesso una riflessione necessaria e che secondo me è anche lo specchio dello stato attuale della cose: il migliore tra i due dischi non è pubblicato da nessuna etichetta e non riceve distribuzione, mentre quello che non convince è ampiamente pubblicizzato da un’etichetta storica. A voi le conclusioni. (Piero Tola)

PS: E sempre sulle etichette storiche, aggiungo anche un commento lucidissimo sull’attualità delle cose, fatto da gente di cui abbiamo già parlato:

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