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Avere vent’anni: SUICIDAL TENDENCIES – Freedumb

26 Mag 2019

Già Suicidal for Life mostrava evidenti segni di cedimento: un nuovo mercenario alla batteria (il menagramo Jimmy DeGrasso al posto dell’ossigenato Josh Freese che aveva suonato su The Art of Rebellion; entrambi ovunque li paghino, prima e dopo), tante parolacce – quattro pezzi uno di seguito all’altro con la parola ‘fuck’ nel titolo, il quinto No bullshit – a sopperire a una confusione generale pari solo alla mancanza di idee valide; i pezzi girano a vuoto, una gran fatica arrivare alla fine per i brividi veri – Love vs. Loneliness, ennesima dimostrazione del talento lirico di Mike Muir, che tanto più si manifesta quanto peggio l’uomo si sente. Di gran lunga il peggior disco dei Suicidal Tendencies fino ad allora. Ma poi l’anno successivo ecco Groove Family Cyco, di gran lunga il miglior disco degli Infectious Grooves, e la crisi pareva rientrata, Suicidal for Life solo un brutto ricordo sempre più sfumato. Fino al fulmine a ciel sereno: Rocky George lascia il gruppo, il che equivale a dire Ozzy Osbourne senza Randy Rhoads, i Sepultura senza Max Cavalera, i Ministry senza Paul Barker. La Epic capisce che andrà a finire male e prende le contromisure: best of per levarseli dalle palle (Prime Cuts, i classici del periodo metal risuonati senza Rocky George alla chitarra, il segnale che i tempi belli sono finiti per sempre), poi Mike Muir una major non la rivedrà più manco in cartolina.

Suicidal Tendencies sciolti per qualche mese, poi la contromossa: riesuma l’etichetta sua – Suicidal Records, dormiente dagli anni ottanta – tiene con sé solo Mike Clark per il resto recluta di volta in volta talentuosi sbarbi per suonare dal vivo, rinnega il periodo metal per tornare a due accordi e un’attitudine e campare di rendita su una street credibility letteralmente inattaccabile (le gang, il primo omonimo, un classico indiscutibile dell’hc di ogni tempo, il fratello era uno degli Z-Boys). Il problema è che nel 1999 per giustificare la presenza sui palchi c’era ancora bisogno di un disco nuovo; per questo esce Freedumb. Le idee sono evaporate con la fuoriuscita di Rocky George, non resta che tornare all’hc prevaricatore e bullistico per fomentare la fanbase più manesca che ogni gruppo abbia mai conosciuto – esclusi Slayer e Agnostic Front, fuori categoria. È davvero tutto qui, non c’è altro; i pezzi li dimentichi ancora prima di averli ascoltati, solo nuovi motivi per attaccare briga, scaldare gli animi, tenere i gomiti alti nel pogo da veri pezzi di merda, causare o procurarsi lividi, ecchimosi, escoriazioni varie quando va bene, ossa rotte e traumi cranici quando va male. Non un solo brano lontanamente degno di nota; a farmi arrivare alla fine, ai tempi, solo la nostalgia e l’affetto verso il più grande paroliere nel mio pantheon personale alla pari con Morrissey, Henry Rollins e Matt Johnson. Freedumb mai più riascoltato da allora, non mi serve, non ne ho bisogno; tutti i dischi fino a The Art of Rebellion in compenso, a quelli torno ancora regolarmente. (Matteo Cortesi)

3 commenti leave one →
  1. vito permalink
    26 Mag 2019 09:05

    Bellissimi ricordi quando da adolescente mi vestivo come loro, sembravo veramente un “vato”! Purtroppo passati i 25 anni certi atteggiamenti diventato solo patetici soprattutto con questo tipo di musica. Saluti !

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    • blackwolf permalink
      29 Mag 2019 11:34

      Ma vah organizziamo un’ uscita tutti in camicia di flanella allacciata solo al primo bottone in alto e sotto la t shirt bianca, pantaloncini a tre quarti e all star. Secondo me spacchiamo ancora una cifra. Non si è mai vecchi per sentirsi ancora ogni tanto un po’ una fottutissima rockstar come quando eravamo sbarbati e pensavamo che avremmo pisciato in culo al mondo. Secondo me bisogna fare come Ciccio, che si ostina a comprarsi le magliette dei gruppi death a maniche lunghe con il logo sulle maniche. Uno è ridicolo se si comporta in maniera ridicola, come atteggiamento. L’abito non fa il monaco. Miei due cent sulla questione. Saluti a te!

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  2. 26 Mag 2019 11:23

    credo che l’intervista a Muir dopo l’uscita di questo disco stava sul primo o secondo metalshock che abbia mai comprato, con titolone “Il punk è morto, viva il punk”. Terza media, cristo santo.

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