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La finestra sul porcile: SHARK – IL PRIMO SQUALO

19 agosto 2018

Un film come Blob – Il fluido che uccide celebrava, in una sua scena, quanto fosse imbarazzante entrare in una farmacia e chiedere dei profilattici. Nulla di più sbagliato: la cosa più difficile da fare davanti ad un qualunque commesso è essere dei trentacinquenni e rimanere seri mentre si chiedono “due biglietti per Shark – Il primo squalo“, considerando che la cassiera di sinistra è una ragazza, l’altra pure e ha anche l’aspetto severo. Fatta premessa che la sala era piena per circa metà la sera prima di ferragosto, in un mix fra rientranti dalle ferie, sfigati inchiodati in città per tutta l’estate e black metaller misantropici in cerca di film che nessuno vorrebbe vedere, credo che quelle due tizie di facce che pronunciano lo stesso titolo ne avessero viste un bel po’, prima delle nostre. Mi sentivo ad ogni modo una merda, ma il giorno che hanno annunciato un film con Jason Statham che dà la caccia a un megalodonte – di conseguenza probabilmente prendendolo a botte – ho giurato a me stesso che sarei andato a vederlo. 

E ora che dovrei dire di una roba del genere? Se ti aspetti un B-movie in stile Asylum hai perso in partenza: Shark – Il primo squalo è un film fatto tecnicamente benino nonostante il regista, Jon Turteltaub, abbia messo la sua firma su alcuni degli ultimi film brutti che vedevano il re indiscusso dei film brutti, Nicolas Cage, come protagonista. Quello che vi troverete davanti è un titolo ad alto budget, nonostante sia palese come l’accoppiata megadolonte/Statham fosse stata estratta a sorte dalle stesse palline dei gironi della Champions League e delle estrazioni del Lotto, dopo avere finito tutte le combinazioni che prevedevano incontri fra anaconda, coccodrillo preistorico, polpo gigante, Angela Merkel e cose del genere che sono passate di gran carriera sul canale 26 del digitale terrestre per diverse estati consecutive. In pratica è come se fosse tutto quanto diviso a metà: da una parte una computer grafica che balla fra il decente e l’appena decente ma senza mai sfondare nel baratro; in vetrina ci finisce una caratterizzazione dei personaggi che per un titolo di questo rango è addirittura sorprendente, nonché aiutata da qualche interprete addirittura in grado di recitare – come il Cliff Curtis di Fear The Walking Dead – ed a fungere da contraltare un ricettario di cliché, situazioni ampiamente prevedibili e salvataggi all’ultimo secondo o centimetro, che hanno davvero dell’ agghiacciante e dovrebbero invitare chiunque a rintracciare gli sceneggiatori e farli a pezzi nella maniera più disumana possibile.

I personaggi sono i soliti di sempre: Curtis interpreta il tizio simpatico, poi c’è il riccone che prevedibilmente farà la fine peggiore di tutti – ruolo affidato a Rainn Wilson de La casa dei mille corpi – ed a contorno di tutto questo, uno scatolone pieno di fiche che vanno dalla cinesina alla MILF bionda, passando per la tizia un po’ punk; il problema è l’aspetto ai limiti del ritardo mentale che è stato sicuramente implicato dalla produzione per metà cinese e per metà americana, e, complice l’alto budget, la conseguente e totale mancanza di sangue in un film in cui non dovremmo vedere altro che budella e arti mozzati. Ma importa men che poco: Jason Statham in un certo senso fa davvero un corpo a corpo con uno squalo lungo più di 20 metri, e in attesa delle gigantesche cazzate di cui temo avranno infarcito il nuovo Predator, per il momento mi sono sparato questo. Chiudendo un occhio sull’espediente con cui riportano il megalodonte a vagare per l’Oceano, sull’incalcolabile resistenza dei piccoli mezzi sottomarini che urtano di frequente con esso, e su tutto quanto il resto. Ah, in una scena, visto che andiamo di spoiler, c’è pure il cane yorkshire di trainspotting completamente in balia del mostro marino, anche se non morirà e verrà restituito per via aerea al nostro recensore. (Marco Belardi)

3 commenti leave one →
  1. 19 agosto 2018 12:48

    Anch’io l’ho visto quel giorno..
    Odeon di Milano?

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    • Marco Belardi permalink
      19 agosto 2018 13:29

      Ero all’Uci cinemas di firenze, coda alla biglietteria di almeno 20 metri… sembrava una qualsiasi domenica sera di dicembre, ma a vedere film ancora peggiori

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  2. weareblind permalink
    19 agosto 2018 14:02

    Settembre sicuro. Da 41enne, mi prendo pure la ragazza in cassa.

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