Mamma guarda, senza mani: SPAWN OF POSSESSION – Incurso (Relapse)

Ma sul serio? Cioè, il punto non è tanto che a qualcuno piaccia sta roba, quanto che ci sia qualcuno che la compone. Perché alla fine può pure esserci qualcuno che ci si esalti, lo sforzo è minimo: basta premere play, sentire il disco e poi magari ritornare ad ascoltare qualcosa di più presentabile tipo, boh, qualsiasi altra cosa. C’è gente a cui piace farsi prendere a calci nelle palle, perché mai non dovrebbe esserci gente a cui piacciono gli Spawn Of Possession? Il problema principale invece sono proprio questi ultimi, perché loro questa musica la compongono. Questi si riuniscono da qualche parte, provano, rivedono i pezzi, si telefonano per dirsi ‘Ho apportato qualche modifica, senti se ti va bene’, e così via. Ma voi li avete mai sentiti gli Spawn Of Possession? Qui siamo oltre il burroughsiano CTRL+Z/CTRL+V dei Meshuggah; qui c’è solo una successione insensata di note sparate random a tutta velocità senza nessuno scopo che non sia il guarda come so suonare veloce. Non c’è impatto, non c’è tiro, non c’è coinvolgimento perché non ce n’è il tempo: le cose si susseguono troppo in fretta perché siano riconoscibili, e loro danno l’impressione che non gliene importi un cazzo di niente a parte il guarda come so suonare veloce.

Non sono un fan del progressive, ma lo capisco. Capisco che, se un singolo musicista si lancia in assoli lunghissimi e anarchici, da un certo punto di vista potrebbe servire alla causa. Nel prog l’autoreferenzialità è contestualizzata, ha uno scopo ben preciso. Gli Spawn Of Possession invece sembrano quei bambini che al parco cercano di attirare l’attenzione della mamma facendo le acrobazie e dicendo mamma guarda, senza mani; mamma guarda, su un piede solo; e così via. Di solito poi le mamme fanno finire il giochetto rimproverando i bambini e dicendogli di smetterla di fare gli imbecilli, di sicuro non gli comprano i dischi. Un’altra figura stereotipica accostabile agli Spawn Of Possession è il maniaco con l’impermeabile che, come noto, va in giro a mostrare i genitali alla gente; ma anche in questo caso non è che la polizia affolli i concerti di questi signori; di solito tende ad arrestarli.

Il problema fondamentale rimane capire il processo compositivo degli Spawn Of Possession. Esistono diverse teorie al riguardo; l’ipotesi più accreditata è che usino una vecchia penna stilografica, di quelle che gocciolano inchiostro, e la agitino freneticamente a venti centimetri di distanza da un foglio di pentagramma; ed ecco un nuovo fantastico pezzo degli Spawn Of Possession. Non potrebbe spiegarsi altrimenti: Incurso è costituito né più né meno che da una successione di stacchetti e improvvisazioni frenetiche eseguite in modo insensatamente veloce e senza connessione apparente. Qualsiasi buona sporadica idea viene poi stroncata da quelle chitarrine stupidine che tutto suonano meno che death metal. Qualche tempo fa parlando dei Nightwish avevo fatto un discorso sullo spingersi troppo oltre in un genere musicale fino a diventare qualcosa di estraneo al genere. Ecco, quel discorso è adattabilissimo agli Spawn Of Possession. I quali, per la foga di suonare tecnico e veloce, si sono dimenticati di stare suonando death metal. E ora sono lì, nella loro torre d’avorio, a lambiccarsi il cervello su come intricare ulteriormente un passaggio o su quale battuta fare finire un riff. Tutti belli, sorridenti, felici e convintissimi di stare facendo la cosa migliore. E, invece, fanno proprio schifo. È un mondo difficile. Un sentito grazie da Max Cavalera, improvvisamente non più favorito nella corsa al disco più brutto dell’anno. (barg)

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