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DEATH – Vivus! (Relapse)

20 marzo 2012

Uno dei miei ricordi musicali più vividi riguarda la prima volta che ascoltai i Death. Avevo comprato la cassettina di Symbolic. Mi sedetti sull’autobus che mi avrebbe riportato a casa da scuola, tolsi l’involucro di plastica e la infilai nel walkman. Quando il fruscio del nastro lasciò spazio al riff iniziale della title-track sentii qualcosa che si spalancava nella mia testa. Era l’occhio che mi osservava enigmatico dalla copertina? Restai come paralizzato, una delle sensazioni più vicine alla sindrome di Stendhal che mi abbia mai provocato la musica. Terminata la chiusura in dissolvenza, con quella batteria torrenziale, ero senza fiato. Già prima che partisse Zero Tolerance sapevo di trovarmi di fronte a uno dei gruppi della mia vita. Che continua a rappresentare qualcosa di unico perché unico è il modo in cui lo percepisco. Tutte le band che più ho amato si sono intrecciate in qualche modo al mio vissuto personale. Perché erano specchio di un pezzo di vita o, più banalmente, perché le ascoltavo talmente tanto che era una mera questione di statistica che mi capitasse qualcosa di importante mentre avevo Seasons In The Abyss nelle orecchie. I Death no. Non mi ricorderanno mai neanche di sfuggita un viaggio, una ragazza, una sbronza. Erano Musica. E basta. Difficile che li ascoltassi in un contesto diverso dalla fruizione casalinga, in solitudine e religiosa concentrazione, cercando ogni volta di carpire un cambio di tempo che mi era sfuggito o di comprendere un minimo cosa diavolo stesse facendo Steve DiGiorgio su quello stacco. Chuck Schuldiner me lo immaginavo chiuso in casa tutto il giorno a eseguire scale su scale con quello sguardo sempre triste, non ce lo vedevo a fare casino in giro la sera. Era un musicista puro, una figura quasi monastica che non aveva altro che la sua chitarra e la sua band. Forse – riconsiderando con un occhio più maturo il dolore e la disperazione che trasudano dalle liriche di The Sound Of Perseverance - un po’ era davvero così.

Non li risento spesso. Forse sono troppo legati a una determinata fase della mia esistenza. Gli Slayer o i Metallica sono quei compagni di bevute che non ti hanno mai abbandonato e dai quali, per quante volte l’abbiano fatta fuori dal vaso, mai potresti separarti. I Death a volte somigliano a una ex alla quale vorrai sempre un casino di bene ma chiami giusto ogni tanto per sapere come sta perché quello che proveresti rivedendola ti fa un po’ paura. E non posso ascoltarli mentre sto facendo qualcos’altro. Per godermeli davvero devo essere nel mood giusto. Mi è difficile afferrare e tradurre le emozioni che si accavallano dentro di me mentre dalle casse esce Vivus!, che raccoglie i due live pubblicati dalla Nuclear Blast nel 2001, l’anno in cui Schuldiner ci lasciò per sempre, ovvero lo show al Whisky A Go Go di Los Angeles e l’esibizione al Dynamo Open Air di Eindhoven risalenti al tour di The Sound Of Perseverance. Emozioni impalbabili ma fortissime. So vivid yet at they same time were invisible (e questo testo, che all’epoca non capii, riletto oggi appare proprio come un’elegia dell’adolescenza perduta). Non ha manco senso che provi a descriverle. Sono le stesse che chiunque di voi abbia amato i Death riavvertirà riascoltando Spirit Crusher, Crystal Mountain, Suicide Machine. In solitudine e religiosa concentrazione. Come se non fossero passati quindici anni. Come se da quella cameretta di ragazzini, con i poster che coprivano ogni angolo di muro e la mamma che ogni tanto bussava per chiederti di abbassare il volume, una parte di noi non fosse mai uscita.

I don’t mean to dwell/ But I can’t help myself
When I feel the vibe/ And taste a memory
Of a time in life/ When years seemed to stand still

È notizia di questi giorni che alcuni ex membri dei Death (i chitarristi Paul Masvidal,  Shannon Hamm e Bobby Koelble, i bassisti Steve DiGiorgio e Scott Clendenin, i batteristi Gene Hoglan e Sean Reinert) si imbarcheranno in una tournée di cinque date negli Usa. Il ricavato del tour, battezzato Death To All, andrà allo Sweet Relief, un fondo che fornisce assistenza ai musicisti che non possono permettersi cure adeguate. Non si sa molto altro, nemmeno chi saranno gli “ospiti speciali” che si occuperanno delle parti vocali. Però messa così sembra una bella cosa. (Ciccio Russo)

16 commenti leave one →
  1. Karjha permalink
    20 marzo 2012 11:44

    Bellissimo Ciccio … hai reso l’idea di quello che per noi siano i Death

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  2. Piero Tola permalink
    20 marzo 2012 12:01

    bellissimo davvero! io però, se non ascolto Human o Individual o Leprosy quel tot di volte al mese mi sento male…..

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  3. GoRe78 permalink
    20 marzo 2012 12:15

    Mi hai fatto fare un balzo indietro di 17 anni a livello di emozioni.
    Anch’io iniziai ad ascoltarli con Symbolic per poi passare in rassegna tutta la loro discografia a partire da Scream Bloody Gore.
    “Evil” Chuck è un artista ed un poeta immortale così come è immortale la sua musica, rimpiangerò per sempre di non averli mai visti dal vivo.

    Keep the metal faith alive!!! R.I.P.

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  4. damiano permalink
    20 marzo 2012 18:25

    non sono mai stao un fan sfegatato dei death sinceramente……ma penso che un disco come the sound of perseverance sia ancora oggi avanti anni luce.

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  5. passoaprendertistasera permalink
    21 marzo 2012 03:34

    Bell’articolo.I Death hanna lasciato un segno profondo nell’anima di molti.Personalmente li ho conosciuti con “Individual…”che mi mette i brividi ancora adesso.

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  6. Helldorado permalink
    21 marzo 2012 18:14

    Bell’articolo, davvero. Anche se io li ascolto spesso… \m/

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